
Joaquin Phoenix e Mark Wahlberg sono i protagonisti (e anche i produttori) di questo mediocre I padroni della notte (titolo originale: We Own the Night, frase che compare sui distintivi della polizia newyorkese). Sono loro che – assieme alle fattezze a dir poco accattivanti di Eva Mendes e al mestiere di Robert Duvall – dovrebbero risollevare le sorti di un film sbagliato nell’approccio e privo d’identità. Ma come sappiamo, non sempre il cast può fare la differenza.
Poliziesco anomalo, con ritmi e dinamiche da film drammatico, la pellicola diretta da James Gray è più esattamente collocabile nella casella del genere drammatico con ansie da poliziesco, piuttosto che il contrario. Peccato che l’intento sia per l’appunto l’opposto! La storia ruota infatti attorno al personaggio di Bobby Green (Joaquin Phoenix), figlio e fratello di poliziotti di grosso calibro, che ha però scelto la via dell’illecito: gestisce un locale di Brooklyn dove si smercia droga per conto dei gangster russi. Quando le operazioni di polizia cominceranno a ledere i suoi traffici, Bobby prima prenderà le distanze dai boss e poi lavorerà da infiltrato per la polizia, per cercare di difendere proprio i tanto odiati familiari dalle minacce di morte della malavita. Ma fermare la spirale di violenza non sarà cosa facile.
Lento come un drammatico, il film non tiene un ritmo accettabile nemmeno nelle scene d’azione. E d’altro canto neppure analizza a fondo i personaggi. Finisce così per non prendere mai una direzione netta, vessato da una sceneggiatura che per lunghissimi, infiniti tratti parla del nulla: non accade niente o accade troppo lentamente per attrarre l’attenzione.
Discrete, ma prive di grossi acuti anche le prove attoriali, con Whalberg, Duvall e la Mendes a ricoprire l’incarico al minimo dello sforzo sindacale e Phoenix unico a sforzarsi leggermente per dare un senso e un trasporto emotivo al tutto. Fatica sprecata, perché la pellicola lascia a desiderare su tutti i fronti, a cominciare da quello narrativo, passando a quello ritmico e concludendo con il finale, al limite fra l’irreale e il surreale. Con un cast così, occasione sprecata.


