La serie che ha riscritto in chiave moderna i canoni del genere splatter è giunta al suo quarto episodio, che – con colpevole ritardo – arriva solo ora nelle nostre sale, sancendo la definitiva maturazione di una saga non più identificabile come semplice messa in scena di violenze orribili, bensì come espressione di quello spirito voyeristico e morboso nei confronti del macabro, che caratterizza la nostra società contemporanea (e molte delle sue espressioni visive).

Saw IV è forse il migliore, sicuramente il più completo e complesso dei film della serie del serial killer che uccide sottoponendo a sadici giochi, in stile legge del contrappasso, le sue vittime colpevoli di non aver saputo apprezzare la vita. Nonostante il terzo episodio ne avesse sancito la morte, Jigsaw torna comunque ad uccidere, attraverso un’eredità fatta di nuovi “giochi” e di inaspettati (e misteriosi) adepti e prosecutori della sua perversione. Ancora una volta in mezzo al caos finiscono dei detective, mentre vittima del killer è stavolta un agente della SWAT, costretto a scegliere se salvare se stesso o una serie di altre vittime, venendo quindi meno ai suoi principi morali.

Dopo la caduta di spessore del terzo episodio, Saw IV torna ai “fasti” del secondo che supera non tanto in espressione della violenza (seppure alcune scene e in particolare i primi 10 minuti iniziali siano qualcosa di mai visto in tal senso), quanto dal punto di vista dello spessore tematico e della struttura narrativa. La sceneggiatura si arricchisce spostando il raggio d’azione al di fuori del solito claustrofobico edificio-gabbia, allargandosi a diverse “location dell’orrore” e componendo una storia decisamente più articolata del solito. Pregio che si trasforma alla lunga nel forse unico difetto del film, nel momento in cui – tra flashback e colpi di scena – la vicenda si avvolge su se stessa, complicando inutilmente il tutto.

Darren Bousman, oramai aficionado della regia della saga, impreziosisce la confezione con riprese accattivanti, coadiuvato da un montaggio splendido e ferratissimo (lo stile videoclip è un po’ il carattere estetico principale della serie) e da un’ottima fotografia sui classici toni del blu. Riesce persino a garantire un posto di prim’ordine sul set per Tobin Bell che, grazie ai continui flashback, riesce a prestare il volto a Jigsaw anche qui che è oramai morto! E il film ne giova, visto l’innegabile physique du role dell’attore americano.
Solito avviso per i deboli di stomaco e per i non amanti dello splatter: statene alla larga, qui c’è da star male davvero. Per i puristi del genere, invece, il salto in sala è doveroso. Sempre in attesa degli ultimi due episodi, oramai non solo annunciati, ma anche sicuri.