Per me si va nella città dolente

per me si va nell’eterno dolore

per me si va tra la perduta gente.

Non descriveremo “graficamente” Marfa Girl perché siamo di fronte ad una declaration of death. Beckettianamente parlando, non si può far nulla e non v’è posto dove andare…quindi tanto vale restare dove siamo…anche se si tratta di una fetida prigione senza sbarre in cui non esiste altro che autodistruzione.

La bella notizia: tentare di trasporre Il signore delle mosche in una bidonville texana on the border USA – Messico…è impresa estremamente ardua…specialmente quando compirai 70 anni a gennaio ed hai iniziato ad iniettarti anfetamine a 16 (la matrice lontanamente autobiografica è evidente, così come il tributo al Nobel per la Letteratura 1983 William Gerald Golding. Attenti al tatuaggio sul corpo della guardia ispanica!)…e bisogna rendere merito a “burned” Larry Clark per aver tentato.

La negativa: tentativo fallito alla grande. Ken Park, di cui Marfa Girl rappresenta la palese 10 years later version, era una pellicola che provocava intenzionalmente disgusto (la protagonista femminile adulta è la medesima attrice, invecchiata terribilmente male, purtroppo) ma aveva un suo senso, una sua coerenza narrativa. Nel 2012, di quel film che palesemente ispirò –  insieme alle foto per cui Clark è famoso – addirittura Mr. Gus Van Sant (in entrambe le pellicole, il protagonista è un teenager con lo skateboard relato ad un omicidio, con un’unica, mastodontica differenza: qui si tratta di un meticcio americano-ispanico)…resta soltanto un’estremizzazione alla Mysterious Skin ma, purtroppo, il Davide Clark non colpisce neppure di striscio il Golia Araki, autoinfliggendosi ripetuti colpi alla testa a causa di una sceneggiatura lisergicamente inesistente che trasforma Marfa Girl in un crudele reality show estremo su una comunità di disadattati sociopatici ed inconsapevoli. Come se sull’isola creata da Golding fosse piovuta una tonnellata di LSD tagliato male.

Paradossalmente, siamo di fronte ad un film obbligatoriamente vietato ai minori in cui nessun elemento umano significativo supera i 23 anni (l’anagrafica dei protagonisti e la necessità dell’amore libero “ma solo se fatto bene”, sono temi insistiti sino alla nausea). In sostanza: non possiamo far vedere a dei 16enni cosa si fa a 16 anni…perché debbono scoprirlo da soli…ma noi speriamo che non lo facciano mai.

Il pregio ed il limite intrinseco dei pochi neuroni rimasti a Clark: la bidimensionalità. Quest’uomo continua a scattare fotografie degli anni ’70 a Los Angeles…42 anni dopo, ignorando che il cinema, la settima arte, si distingue dalle altre per l’utilizzo delle tre dimensioni nel tempo, estrinsecate attraverso il movimento. Il Cinema non è una sequenza di still life irrelati!

Ad ognuno il suo, quindi. Visione consigliata soltanto a cinefili accaniti intorno ai 30-40, con il pelo sullo stomaco alto un metro. Per le scene scabrose? Naaa…per la noia mortale del dover ancora subire una lecture di 10′ sull’utilizzo del clitoride (are you insane???) da una ninfomane masochista travestita da figlia dei fiori!!! Dulcis in fundo: stando a The Guardian, lo abbiamo subìto, in anteprima mondiale, soltanto noi (in Concorso??? Please…) perché ogni ulteriore visione avverrà unicamente online, a 5 dollari e 99, sul sito del regista! Dear Clark…se, a 70 anni, hai ancora bisogno di drogarti…non farlo a spese nostre. Thank you very much.

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P.L: due elementi  sono, indiscutibilmente e volutamente bellissimi…a far risaltare (qui l’ex fotografo di talento emerge in tutta la sua potenza) l’orrore che li circonda. Il paffuto, splendido, bimbo “musicista elettronico ante litteram” e la sontuosamente bella Kaylan Drake Burnette (foto in apertura). Lei è Marfa Girl.