You are my sunshine, my only sunshine
You make me happy when skies are gray
You’ll never know dear, how much I miss you
Please don’t take my sunshine away
Proprio come nel baseball, squadra che vince non si cambia e ciò risulta evidente in questo lungometraggio leggero prodotto dallo stesso Eastwood e realizzato dal team che accompagna “il maestro” da più di vent’anni.
A quattro anni dall’amarissimo Walt Kowalski di Gran Torino (pellicola di altissimo livello), Clint Eastwood torna Di nuovo in gioco con questo film che, pur non essendolo sulla carta, è una sua regia a tutti gli effetti, resa “light” dall’inesperienza di Lorenz al suo primo lungo (ed iniziare a girare con Clint non è uno scherzetto!) e coesa dal desiderio dello stesso Eastwood di volerci andare (relativamente) piano…proprio come se dovesse essere la progressiva cecità, nei rapporti, nel lavoro, nella vita, la chiave dominante dell’intero film. Come non pensare, infatti, alla splendida versione di You Are My Sunshine by Ray “The Genius” Charles? Ad essa è, tra l’altro, legata un’easter egg inconsapevole: la canzone recitata in italiano come una dedica alla moglie defunta crea un intenso contrasto con la voce di Ray Charles che la (e)segue, ovviamente, in inglese…quasi come a rivelarne il senso a chi non l’avesse intuito sin da quella romantica mezza birra.
A ben 82 anni, il mitico Clint si mette Di nuovo in gioco e lo fa con una pellicola leggera, autoironica e tipicamente “made in USA”, in cui consolida e si confronta con il nuovo astro di Hollywood, la 38enne Amy Adams (Come d’incanto, Il dubbio, Junebag) e si avvale della maestria di due brillanti comprimari: l’immenso (in ogni senso) John Goodman e l’esplosivo Justin Timberlake.
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Un tipico rapporto conflittuale padre-figlia si trasforma così in una tenera ballata sulla vita, l’amore, la carriera che procede, perfettamente sincronizzata sino ai titoli di coda.
Che sia questo il tenero canto del cigmo del leone di Hollywood? Il suo sommesso addio alle scene? Se così fosse, come accadde per lo splendido ultimo tiro a canestro di Michael Jordan, si tratterebbe davvero di una perfetta palla curva, quelle da home run che lasciano il segno.