Presentata al Biografilm 2025 lo scorso 11 Giugno, Una sconosciuta a Tunisi è l’opera seconda del brillante regista tunisino Mehdi Barsaoui, dopo il pregevole Un fils (2019), suo brillante esordio alla regia, proiettato in anteprima italiana a Venezia 76, ove ha vinto il Premio INTERFILM.
Dal 24 Luglio nelle sale italiane, grazie ad I Wonder Pictures ed Unipol Biografilm Collection, questo pregevole lungometraggio narra la storia della 30enne Aya (interpretata dalla bravissima cantante-attrice-musicista Fatma Sfar) e delle sue mirabolanti vicissitudini.
La ragazza sta vivendo un’esistenza claustrofobica, votata unicamente al supporto economico dei genitori; un giorno, il minivan che quotidianamente la porta al lavoro subisce un devastante incidente… del quale lei sarà l’unica sopravvissuta.
Aya prende tale devastante evento accadutole come un segno ed un’occasione per fare tabula rasa della sua vita precedente, fuggendo a Tunisi sotto mentite spoglie.
Saremmo già di fronte ad un film che è valso il prezzo del biglietto ma tutto ciò… è soltanto la premessa narrativa per un solido noir come non se ne vedeva sul grande schermo da anni!

L’attenta e solida direzione della fotografia, un casting impeccabile (accade assai di rado), una colonna sonora perfettamente fusa alle scene, una sceneggiatura di ferro abilmente bilanciata, contribuiscono a mantenere alta la tensione per l’intera durata della visione senza cadere nella banalità.
Ci troviamo di fronte al sanguinoso, fisicamente e psicologicamente, dilemma morale di una giovane donna divenuta doppiamente straniera-estranea nella propria stessa nazione: sotto falsa identità ed inghiottita da una Tunisi livida che sembra stritolarla sempre più, sino a non lasciarle via di scampo.
Menzione speciale per i due protagonisti principali, la succitata Fatma Sfar ed il bravissimo Nidhal Saadi che ci regala un’interpretazione mirabile, nel difficilissimo ruolo del poliziotto dilaniato dalla propria etica, personale e professionale.

Con le parole del regista Mehdi Barsaoui: “Nel 2019, una notizia ha scosso l’opinione pubblica in Tunisia. Una giovane donna miracolosamente sopravvissuta a un incidente d’autobus decise di fingersi morta per mettere alla prova l’amore dei genitori. Decidere di abbandonare tutto, da un giorno all’altro, senza premeditazione, nascondersi, lasciarsi alle spalle la famiglia, il passato, le ferite…
L’ho trovato affascinante, eroico e profondamente triste allo stesso tempo…
Come si fa a diventare così disperati? E soprattutto, perché?
È stato cercando di rispondere a queste domande che mi è venuta l’idea del film.
La giovane donna in questione ha resistito soltanto tre giorni al suo segreto nella vita reale ma la storia è rimasta con me, perseguitandomi fino al giorno in cui ho scoperto che sarei diventato padre di una bambina. Allora mi si è accesa una lampadina.
La genitorialità ti proietta inesorabilmente nel futuro, spingendoti a gettare le basi dei principi e dei valori che vuoi trasmettere ai tuoi figli.
Ho anche iniziato subito a interrogarmi sull’ambiente in cui avrei accolto mia figlia perché, dietro la bella immagine della Tunisia come uno dei paesi più moderni e liberi del mondo arabo, si nasconde un lato complesso, pieno di paradossi e contraddizioni, dove la maggior parte della popolazione si limita a sopravvivere invece di vivere.
Il simulacro della morte per vivere anziché sopravvivere ha ispirato il titolo del film: Aïcha che, in arabo letterale, significa vivo.
Questa è stata la base del film.”.
Questo noir old school, serrato e spietato, è talmente dark e vischioso, nell’apparentemente inevitabile discesa agli inferi della protagonista che… quando vediamo per la prima volta sullo schermo il mare… ne restiamo quasi stupefatti.
Come se tutto quel dolore, quell’inquietudine, quella strisciante angoscia ci avessero fatto interamente dimenticare che la complessa e tentacolare Tunisi… è una capitale costiera.
124 minuti di splendido cinema.

