The Ugly Stepsister_Thea Sofie Loch Næss - Foto di Lukasz Bak-kopiThea Sofie Loch Næss - Foto di Lukasz Bak-kopi

E se l’eroina della storia, per una volta, non fosse Cenerentola, ma la sorellastra “cattiva”?

The Ugly Stepsister di Emilie Blichfeldt – giovane e talentuosa regista norvegese (classe ’91) – presentato in anteprima alla Berlinale 2025 nella sezione Panorama, è giunto nelle sale italiane il 30 Ottobre grazie ad I Wonder Pictures ed è… sorprendente.

Se poi si pensa che questa visione terrificante e favolosa è la sua opera prima che ha sceneggiato e diretto… chapeau!

Elvira sogna il principe azzurro ed una vita da favola. Pur di conquistarlo ed avere la meglio sulla sua bellissima sorella acquisita, Agnes, sarà disposta a sopportare qualunque sofferenza, tortura, mutilazione.

Dopo The Substance, il body horror incontra di nuovo l’ossessione per la bellezza ed il corpo femminile in un film gore, ironico e sanguinoso, un’esplosione di sangue e violenza… ed è nuovamente una cineasta a regalarcelo.

La regista ne parla così: “La visione complessiva di ‘beauty horror’ in The Ugly Stepsister nasce dal body horror e dalla dottrina misogina secondo cui “la bellezza è dolore”, e prosegue la mia esplorazione della tirannia della bellezza e del suo impatto sulle giovani donne. È un tema per me molto personale, dopo anni di lotta con l’immagine del mio corpo e di ricerca del mio posto all’interno della femminilità.

Con questa storia intendo immergere il pubblico nell’esperienza di Elvira—provocando empatia, disagio e riflessione. Facendo risuonare il suo dolore fisico nei corpi stessi degli spettatori, spero di creare un legame viscerale che inneschi una riflessione profonda.

Il percorso di Elvira mette in luce l’agonia del conformarsi a standard fisici irraggiungibili. Sono stata ispirata dall’approccio di David Cronenberg al genere: le trasformazioni del corpo diventano metafore dei difetti, i dilemmi e le paure interiori dei suoi personaggi, o persino un commento politico su come la società influenzi l’individuo.

La storia attinge anche alla ricca tradizione di Cenerentola, in particolare alla versione dei fratelli Grimm, in cui le sorellastre si mutilano i piedi pur di calzare la scarpetta. Questa fiaba senza tempo esiste in innumerevoli varianti—dalle allusioni bibliche al folclore cinese, dalle celebri riscritture francesi e tedesche fino a un’oscura versione ceca degli anni Settanta, molto apprezzata in Norvegia e in Germania.

Invece di aderire a una sola versione, ho scelto di intrecciare gli elementi che più mi risuonavano, aggiungendo la mia interpretazione. Dopotutto, sono tutte storie inventate, racconti popolari tramandati di generazione in generazione attraverso la tradizione orale. Raccontati per intrattenere, ma anche per trasmettere valori dominanti.

Sarebbe stato facile scrivere una Cenerentola contemporanea, ma fin dall’inizio ho voluto collocare questo racconto nell’indefinito ‘c’era una volta’. Questa scelta sottolinea come i temi e i motivi del film, pur riecheggiando questioni attuali, siano davvero senza tempo, radicati in tradizioni culturali che continuano a plasmare il nostro sguardo sulla bellezza e sull’identità.”.

Menzione speciale per le bravissime interpreti che hanno gestito con maestria, eleganza ed equilibrio, dei ruoli decisamente impegnativi: Lea Myren nei panni di Elvira e Thea Sofie Loch Næss nei panni di Agnes.

Sicuramente non siamo di fronte ad un film semplice da mandar giù ma se siete appassionati del genere o ve la sentite di trovarvi di fronte a del grande cinema che potrebbe mettervi a dura prova… questa, per voi, sarà una visione imperdibile.