“Il silenzio non è mai neutro”
Il mio nome è Nevenka di Iciar Bollaín è giunto nelle sale italiane il 20 Novembre grazie ad Exit Media.
Nel 2000, l’economista spagnola Nevenka Fernández (all’epoca 26enne appena laureatasi) trova il coraggio di denunciare per molestie sessuali il suo potente ed infido capo: il sindaco di una cittadina della provincia spagnola.
In un’epoca in cui quasi nessuno osava farlo e mettersi tutti contro in un piccolo villaggio significava un danno per sé e per i propri cari, la sua voce ruppe il silenzio, aprendo una breccia nel muro dell’impunità che stabilì un precedente di importanza cruciale per tutte le donne che seguirono e, putroppo, si trovarono nelle medesime condizioni della giovane Nevenka.
Il suo caso marcò infatti l’inizio di una lunga battaglia contro l’isolamento, il discredito e la pressione negativa di un sistema patriarcale che ancora oggi, un quarto di secolo più tardi, protegge il potere, a prescindere.
La bravissima regista madrilena Icíar Bollaín mette i suoi 30 anni dietro la macchina da presa a disposizione di questa storia emblematica e potente, donandoci un’opera viscerale e necessaria che illumina le zone d’ombra della società e restituisce dignità ad una donna che ha pagato un prezzo altissimo, fisico, psicologico e lavorativo, per aver semplicemente scelto di dire la verità.
Domani, 25 Novembre, si celebrerà la Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza sulle donne, ricorrenza che andrebbe rimarcata 365 giorni l’anno.
Considerata un caso simbolo, Nevenka Fernández nel 2000 rompe il silenzio che per anni aveva protetto abusi e prevaricazioni, querelando il sindaco della sua città, all’epoca suo capo, e dando avvio a un dibattito nazionale destinato ad anticipare di quasi vent’anni lo spirito del movimento #MeToo.
Icíar Bollaín è tra le autrici più importanti del cinema europeo contemporaneo; vincitrice di sette Premi Goya per Te doy mis ojos (2003) e regista di El olivo (2016), Yuli – Danza e libertà (2019) e Una donna chiamata Maixabel (2021).
Con Il mio nome è Nevenka, ci dona un’opera potente e spietatamente diretta, dal fortissimo impatto civile e umano (proprio come quello delle vicende cui si ispira), affrontando con crudele lucidità il tema dell’abuso di potere, della violenza psicologica e dello stalking sul posto di lavoro, restituendoci con sensibilità il percorso interiore di una donna costretta a difendere la propria dignità in un sistema patriarcale ed ostile.
Dolorosissimi, peraltro, gli scorci in cui vediamo che anche molte donne condannano la giovane Nevenka, implicando – tra le righe ma non soltanto – e sposando la prospettiva del terrificante luogo comune del “se l’è cercata per fare carriera”.
Come ha dichiarato la regista: “La sfida più grande è stata restituire la confusione che il molestatore Ismael Álvarez provoca in Nevenka: un attimo scherza, quello dopo no; a volte è un collega, altre un persecutore; oggi ti affida un incarico, domani ti umilia. Un manipolatore da manuale, ma incredibilmente efficace. Come lei stessa confida allo psicanalista: ‘Non so se sto impazzendo, non mi riconosco più’. Sono dinamiche su cui abbiamo lavorato molto, cercando di trasmetterle allo spettatore perché possa sentirle sulla propria pelle.”.
Menzione speciale per i bravissimi protagonisti: Mireia Oriol dà mirabilmente corpo e voce a Nevenka con un’interpretazione intensa e dolorosa, accanto ad un Urko Olazabal in stato di grazia (già premiato con il Goya ed il Feroz per la sua interpretazione in Maixabel della stessa Iciar Bollain) che dipinge in modo accurato e luciferino la figura del viscido, aggressivo e profondamente vigliacco sindaco Ismael Álvarez.
Nel cast anche: Ricardo Gómez, Lucía Veiga, Carlos Serrano e Font García.

Preparatevi a tremare: in Italia, secondo l’XI Rapporto Eures 2024, ogni tre giorni una donna viene uccisa.
Il 26% delle donne ha subito nell’arco della propria vita violenze fisiche, sessuali o psicologiche dal partner (FRA, EIGE, Eurostat, EU gender-based violence survey, 2024).
Nel 2023, oltre 60.000 donne si sono rivolte ad un centro antiviolenza (Istat 2024) ed il 74% di loro era senza una propria autonomia economica.
Le donne rappresentano il 91% delle vittime di violenza sessuale, l’81% delle persone maltrattate da familiari e conviventi ed il 74% delle vittime di atti persecutori (INPS, Rendiconto di Genere, 2024).
Nello stesso anno, si stima che, per l’87% delle vittime, il femminicidio sia stato commesso da un partner o ex partner (Ministero dell’Interno, INPS 2024).
Il mio nome è Nevenka è nato da una produzione congiunta di Kowalski Films, Feelgood Media e Nva Peli AIE, con la produzione associata di Garbo Produzioni ed è giunto nelle sale italiane grazie ad Exit Media, in collaborazione con la Fondazione Una, Nessuna Centomila, con WIFT&M – Women in Film, Television & Media Italia e con Mujeres nel Cinema, realtà impegnate nel sostegno alle tematiche del film.
L’opera si è inoltre aggiudicata il Premio del Pubblico Urban Vision Group all’Edizione 2025 de La Nueva Ola – Festival del Cinema Spagnolo e Latinoamericano.
Il mio nome è Nevenka è una visione necessaria, un film che trasforma una vicenda giudiziaria in un atto di memoria e resistenza, ricordandoci che ogni denuncia è un passo avanti verso la libertà.

