Metti una (bellissima) sera di metà dicembre tra musica, poesia, videoarte, negli spazi dell’Auditorium Parco della musica “Ennio Morricone”, che si è dipanata tra il ritmo della chitarra di Peppe Voltarelli e i suoni ad effetto del violino di Luca Ciarla. Sul palco anche Simone Giuliani (pianista e produttore) ed Alessandro Marzano alla batteria.

Il mattatore della serata è stato senza dubbio il cantautore di Cosenza, geniale inventore di accordi, ritmi e parole con cui descrive un’umanità gioiosa e stralunata alla ricerca della felicità su questa Terra.

Un percorso artistico, quello di Voltarelli, ormai trentennale, iniziato con il gruppo da lui fondato Il parto delle nuvole pesanti e proseguito con incursioni in giro per il mondo sulle tracce della diaspora meridionale e calabrese in particolare.

L’ultimo disco, del 2023, è La grande corsa verso Lupionòpolis, registrato a New York con una band internazionale. È il suo primo album di inediti dopo Planetario, premiato nel 2021 con la Targa Tenco come Miglior Interprete.

Con l’accompagnamento di Luca Ciarla e le sue doti di affabulatore, Voltarelli si richiama alle tradizioni culturali del nostro Sud, che mantengono salde radici anche laddove il ferro ed il cemento delle giungle urbane sembrano volerle soffocare.

Ne è testimonianza uno dei progetti più affascinanti di questo musicista, tanto sornione quanto colto: il fortunato album Voltarelli canta Profazio (2016), anch’esso premiato dal Club Tenco, è stato il frutto dell’incontro con il grande Otello Profazio, cantastorie dialettale e personaggio di spicco nel fecondo quadro culturale degli anni ’60, venuto a mancare il 23 Luglio del 2023.

Da questa magnifica eredità culturale, Peppe Voltarelli trae il materiale con cui alimenta i suoi spettacoli, che sono ogni volta un happening che celebra l’arte.

In questa serata speciale all’Auditorium di Roma, il co-protagonista è stato, come accennato, Luca Ciarla con il suo violino, l’elettronica e la sua abilità nel mescolare stili diversi, spaziando dal folk al jazz, sempre arricchendo il panorama sonoro dello spettacolo. Magnetica e potente la sua versione di Bella ciao, dove il canto emerge antico come le montagne, su un tessuto composto da tutte le possibili varianti dello strumento, sia in acustico (dal pizzicato all’arpeggio) sia in elettronica tra loop e feedback.

I due musicisti hanno continuato a sperimentare e giocare con le note intrecciando storie di vita quotidiana, spesso surreali; quello dell’emigrazione italiana all’estero è quasi un filone a sé, almeno a partire da Ultima notte a Malà Strana (altro Premio Tenco per il Miglior Album in Dialetto 2010). Qui Voltarelli sfodera un’altra delle frecce al suo arco, l’ironia – tenera e affilata al tempo stesso – con cui racconta le alterne vicende di conterranei spaesati in improbabili luoghi, la Cechia in questo caso, dove si usano solo consonanti…

Altre tappe importanti nel gran tour musicale del crooner cosentino: Berlino, dove si è trasferito per qualche anno, e i luoghi delle sue tournée –  Stati Uniti d’America e Canada, Argentina ed Uruguay – fino all’inevitabile approdo a Cuba, suggellato da un bellissimo videoclip girato nella fascinosa e decadente L’Avana.

Effervescente, a contrasto con il tono fintamente triste – come quando descrive un suo brano come “Poco conosciuto anche dai suoi familiari” -, il musicista si è lanciato nello swing di Spremuta di limone e nel tango di Distratto ma però.

Marina Comandini e l'immenso Paz
Marina Comandini e l’immenso Paz

Il tutto contrappuntato dalle immagini, con l’intervento della disegnatrice Marina Comandini – che ha raccontato del suo sodalizio con Andrea Pazienza attraverso una vignetta sulla prima Intifada palestinese – e le videoartiste Keziat ed Anna Corcione.

Dulcis in fundo, ecco l’ospite d’eccezione: il poeta e “paesologo” Franco Arminio, cantore di un Sud dolente e abbandonato, tuttavia ricco di energie e possibilità di riscatto.

Le sue poesie d’amore e fragilità hanno concluso più che degnamente una splendida serata di musica e cultura.