Presentato in anteprima e molto apprezzato dalla critica alla Festa del Cinema di Roma 2025, Tienimi presente, lungometraggio di esordio di Alberto Palmiero è giunto nelle sale italiane il 19 Febbraio distribuito da Fandango.
Il film è la storia (parzialmente autobiografica) di Alberto (interpretato da Palmiero), giovane regista disilluso che si è ormai convinto che il cinema non abbia più nulla da offrirgli.
Dopo anni vissuti a Roma nella speranza di fare un film — tra progetti incerti e produttori perennemente in fuga (un classico italiano), il quasi trentenne Alberto decide di rinunciare e tornare al sud, nella sua città natale.
La vita da aspirante artista si è rivelata più solitaria del previsto, e la provincia, con i suoi ritmi lenti e volti familiari, sembra offrirgli un rifugio inaspettato. Tra vecchi amici, nuove conoscenze e qualche momento di pace, Alberto ritrova una tranquillità che aveva perduto.
Dopo qualche giorno, però, tutti quei limiti (fisici e mentali) che lo avevano spinto ad andarsene… riaffiorano prepotenti.
L’apparente semplicità, la poesia del quotidiano.
Quei piccoli gesti e piccoli sguardi, quella comicità in levare cui ci hanno abituato il sommo Eduardo ed il grandissimo Troisi emergono gioiosamente in questo lungometraggio asciutto ed apparentemente lineare (anche se il tocco alla Alice Rohrwacher che emerge nelle fantasmagoriche celebrazioni per l’attesissimo scudetto del Napoli in cui il nostro Alberto si trova completamente stranito e straniato ci ricorda che qui abbiamo a che fare con un giovane cineasta che ama metterci del suo).
Come ha raccontato lo stesso regista: “Tienimi presente nasce da un periodo psicologicamente complesso della mia vita. Racconta ciò che è accaduto quando ho deciso di abbandonare il cinema e tornare a vivere dai miei genitori. Paradossalmente, in questo clima di resa e fallimento ho realizzato quanto il cinema fosse importante per raccontare, rielaborare e restituire con ironia le esperienze che mi avevano segnato.
La spinta a realizzare questo film è arrivata quando ho capito che la mia storia poteva parlare anche a tanti altri. Avvicinarsi ai trent’anni può far sentire il peso di essere “in ritardo”, di non essere dove si pensava di arrivare.
È un’età in cui si tende a guardarsi indietro, a interrogarsi sulle scelte fatte — magari affrettate, magari semplicemente nate dal desiderio sincero di inseguire un sogno. “Tienimi presente” è stato scritto nei luoghi della mia infanzia, mentre cercavo di trasformare la frustrazione del ritorno in qualcosa di costruttivo. Un processo di autoanalisi che ha avuto anche una funzione catartica.

La sceneggiatura si è sviluppata rielaborando episodi realmente accaduti, rimessi in scena da me — che interpreto me stesso — e dai miei cari. Il film è stato girato con una troupe minima: spesso sul set eravamo solo io e l’aiuto regista. Una scelta pensata per creare un ambiente intimo e rilassato, in cui tutti potessero sentirsi liberi di esprimersi con naturalezza, senza pressioni.
Nonostante la natura esistenziale dei temi affrontati, ‘Tienimi presente’ lascia spazio anche alle risate e alla leggerezza. I personaggi affrontano la vita con ironia, inciampano, si rialzano, e non rinunciano mai alla possibilità di cambiare. Ed è proprio questo sguardo autentico e sincero che, alla fine, credo racchiuda il senso del film.”.
Se le opere prime italiane fossero tutte così… il mio mestiere sarebbe meraviglioso.
Tra i tanti pregi di questa umile ma deliziosa produzione c’è una scrittura di ferro ed io non lo ribadirò mai abbastanza: le immagini migliori al mondo, senza una sceneggiatura ed un montaggio impeccabili… non sono cinema.
Nel film abbiamo un cameo di Gianluca Arcopinto nei panni di se stesso; di questa sua esperienza nell’opera prima di Alberto Palmiero ha dichiarato: “Due giorni fa mi manda un messaggio Alberto. ‘Se sei libero, ci vediamo per un caffè?’.
Io non bevo caffè. È un problema. In questo paese non bere caffè ti porta all’esclusione. Ogni tanto ne soffro ancora, anche adesso che sono diventato un vecchio che di queste cose se ne dovrebbe fregare. È una bella mattina di sole. Quando arriva, Alberto è sorridente, come non l’ho mai visto.

Per la prima volta lo vedo sereno. Il film è ormai chiuso, quasi che questo lo avesse liberato. L’ho visto nascere questo film, fin dai tempi in cui Alberto era un semplice allievo del primo anno di corso del CSC.
Mi conquistò il suo senso di spaesamento che si è sempre portato dietro. E quella malinconia che ha sempre accompagnato il suo viso. Ho seguito con un’attenzione speciale la sua evoluzione nei tre anni di corso, iniziati con un corto notevole e con altri due lavori un po’ minori.
E sempre la sua difficoltà a raccontare la cosa nuova da girare. Sempre con qualcosa dentro da dire, sempre con la difficoltà a coinvolgere chi lo ascoltava. Eppure per me c’era sempre un qualcosa. Quando due anni fa, ormai diplomato, ricevuti i primi no, a un passo dalla resa, Alberto mi raccontò del suo progetto, che voleva provare a fare anche da solo, io con entusiasmo gli proposi di aiutarlo.
Come ho fatto tante volte e come se sarò fortunato continuerò a fare, inseguendo altri film, altri sogni. In fondo è la mia vita. Forse fino al mio ultimo respiro. Poi un giorno di un anno fa Simone Gattoni mi telefonò chiedendomi se mi desse fastidio che si affiancasse alla produzione di Tienimi presente. Secondo voi io, incredulo e sorpreso, cosa gli dovevo rispondere?
Ed eccoci qui.”.
