“Mi piace fare le cose, ma odio possederle”

Eileen Gray

Modernista, sperimentale ed estremamente elegante, proprio come il soggetto e l’oggetto della narrazione, E.1027 – Eileen Gray e la casa sul mare di Beatrice Minger e Christoph Schaub è giunto nelle sale italiane il 12 Marzo grazie a Trent Film.

Costruì una casa per se stessa. Ne venne fuori un capolavoro.

Nel 1929 la designer irlandese Eileen Gray realizza in Costa Azzurra un rifugio modernista, intimo e radicale.

La sua prima architettura, battezzata E.1027, nasce dall’intreccio delle sue iniziali con quelle di Jean Badovici, con cui la progetta.

Quando Le Corbusier scopre la villa, ne rimane affascinato fino all’ossessione: dipinge murali sulle pareti senza permesso e ne pubblica le immagini. Gray definisce quei gesti un atto di vandalismo e chiede che vengano rimossi. Lui ignora la richiesta e costruisce il suo Cabanon proprio alle spalle della casa, imponendo la propria presenza sul luogo fino ad oggi.

Questo film, commistione di documentario e fiction, narra la storia del conflitto tra la forza dell’espressione artistica femminile ed il machista desiderio maschile di controllarla.

Campione d’incassi al botteghino tedesco e svizzero, tra biopic e documentario, il film racconta la storia vera dell’architetta e designer irlandese Eileen Gray (mirabilmente interpretata da Natalie Radmall-Quirke) e della sua celebre casa sul mare a Roquebrune-Cap-Martin, ancora oggi considerata un simbolo dell’architettura contemporanea.

Le linee, i colori e le forme che hanno reso iconica la sua opera diventano in quest’opera parte integrante della narrazione, restituendoci il ritratto di un’artista brillante che trascorse gran parte della vita messa in ombra dai colleghi uomini.

Pioniera del modernismo, nel 1929 Eileen Gray realizzò in Costa Azzurra un rifugio modernista, intimo e radicale.

Questa sua prima architettura, battezzata E.1027, nacque dall’intreccio delle sue iniziali con quelle di Jean Badovici, fondatore della rivista L’Architecture Vivante  figura centrale dell’architettura moderna, con cui la progettò.

Rendere giustizia ad un’artista enigmatica, complessa e luminosa come la Gray non era impresa semplice. I registi scelgono di farlo esplorando lo spazio architettonico, il genere, il conflitto, osservandoli da diverse prospettive.

«Gray dovette affermarsi come una delle prime donne architetto in un mondo dominato dagli uomini» – ha dichiarato il co-regista e co-sceneggiatore svizzero Christoph Schaub – «Portò una voce femminile nel dibattito modernista. L’interesse di Le Corbusier per la sua casa generò una storia emotiva, quasi un dramma.

Per raccontarla abbiamo scelto un approccio radicale: niente interviste, niente esperti, niente ricerca della “verità” documentaria. Abbiamo preferito l’astrazione: creare uno spazio cinematografico dove emozioni e domande potessero emergere. Un luogo in cui anche Eileen Gray potesse interrogare se stessa.»

Siamo di fronte ad un’opera pregevole, di cui non posso che consigliarvi la visione.