Una migliore apertura della sedicesima edizione della Festa del Cinema di Roma non si poteva chiedere! Il regista inglese Joe Wright mette in musical l’immortale capolavoro di Edmond Rostand, e lo fa in un tripudio di suoni e colori, realizzando un’opera sontuosa e appassionante, colma di grazia e sanguigna al tempo stesso: Wright sceglie di affidare le parti di uno dei più celebri e travolgenti triangoli amorosi di tutti i tempi spingendo il binomio “the beauty & the beast” fino ad affidare il ruolo del nasuto cadetto di Guascogna al portentoso Peter Dinklage, contrapposto alla soave e carnosa Haley Bennett nelle vesti della bella Rossana.

Haley Bennett stars as Roxanne and Peter Dinklage as Cyrano in Joe Wright’s
CYRANO
A Metro Goldwyn Mayer Pictures film
Photo credit: Peter Mountain
© 2021 Metro-Goldwyn-Mayer Pictures Inc. All Rights Reserved.
Prove attoriali strepitose entrambe, ma quella dell’attor nano (statunitense come la collega) colpisce maggiormente anche per la peculiarità e il coraggio nella scelta del protagonista di una produzione considerevole come questo “Cyrano”.
Scelta ottimamente ripagata dalla prestazione di Dinklage, che si destreggia in modo eccellente tra scene d’azione e pene d’amor perduto, sconfiggendo a colpi di sciabola nobili arroganti, teatranti volgari e sgherri dei potenti, nonché declamando versi tanto aulici quanto profondi.
Il terzo componente del triangolo è Christian de Neuvillette, la recluta di colore di cui Rossana si innamora a prima vista, interpretato dal giovane Kelvin Harrison jr., mentre l’antagonista è il perfido e intrigante duca De Guiche, l’australiano Ben Mendelsohn: tutti perfetti nelle rispettivi parti.
Il “Cyrano” di Wright è la trasposizione cinematografica del musical teatrale scritto da Erica Schmidt che (senza voler fare del gossip) è legata sentimentalmente a Dinklage, così come la Bennett lo è al regista. Capita spesso, nel cinema.
Wright si era già dimostrato in possesso di un enorme talento per i film storici in costume, da “Orgoglio e pregiudizio”, dal romanzo di Jane Austen, a “Espiazione” (Ian McEwan) e “Anna Karenina” (Lev Tolstoj), fino a “The Darkest Hour”, con un grandioso Gary Oldman nei panni di Churchill.
Talento confermato in quest’opera del cineasta londinese, che si è avvalso di una straordinaria location come la barocca Noto, tra i cui palazzi e scalinate si dipana la tragica vicenda del cadetto, tanto abile con la penna e la spada quanto a disagio nelle relazioni amorose.
Magistrali le scenografie (di Sarah Greenwood) e le coreografie, in particolare per la danza sensuale dei panificatori che ha luogo in un forno, e per quella dei cadetti, ripresa dall’alto con effetto visivo stupefacente.
Il film è però anche un musical, genere qui proposto in modo non invadente, e le canzoni sono spesso bellissime – le musiche sono affidate a The National, gruppo indie rock USA i cui leader sono i fratelli Aaron e Bryce Dessner. Coerentemente, trova posto (senza crediti) in un cameo come soldato da trincea pronto a morire anche il grande Glen Hansard.
