NYMPHOMANIAC

Forget about love

L’ult fil d La V Tri è usc og… Così inizierebbe questo articolo se volessimo fare il verso a Lars Von Trier: infatti, oggi possiamo vedere solo la prima metà di Nymph()maniac, battezzata per l’appunto “Volume I”, in attesa della seconda uscita prevista per il 24 aprile. Possiamo quindi esprimere una valutazione solo parziale, avendo a disposizione solo cinque degli otto capitoli in cui è suddivisa l’ultima, controversa opera del fondatore (con Thomas Vinterberg) del movimento “Dogma 95”.

Il discusso cineasta danese, che ama sfidare le convenzioni, cinematografiche e non, prosegue nella sua lacerante esplorazione dell’anima e della psiche umane, affidando (nella prima tranche) a Charlotte Gainsbourg il ruolo di narratrice delle abitudini sessuali di una ninfomane, divenuta tale sin dalla pubertà. Questo primo volume vede in azione Joe, prima giovanissima poi solo giovane, che per soddisfare il proprio piacere ne combina di cotte e di crude.

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Tutto qui? No, il film in realtà usa il sesso come pretesto per parlare della incapacità di avere rapporti normali con gli altri, messa a confronto con la serenità dell’ascoltatore che raccoglie le confessioni della ninfomane, il bravo Stellan Skarsgård nella parte di un anziano solitario di nome Seligman (che non a caso è, nella realtà, lo stesso nome di uno psicologo e saggista statunitense).

Costui ascolta con pazienza ed interesse la descrizione delle acrobazie erotiche di Joe, confrontandole con la pesca o la polifonia, in buffi sipari tra una scopata e l’altra.

Nmphomaniac_Tutti i personaggi
Nmphomaniac_Tutti i personaggi

In altre parole, Nymph()maniac è una lunga seduta psicanalitica – in primis per lo stesso autore, vien da pensare… E sì, perché la visione che del sesso ci offre Von Trier non è certo serena, pacificata: tutt’altro. A questo proposito risulta piuttosto contraddittorio anche ciò che il regista dichiara nel pressbook in relazione alle differenti forme di religiosità: se è nel giusto affermando che la Chiesa d’Occidente è la Chiesa della sofferenza, dove dominano dolore e senso di colpa, è anche vero che il suo personaggio principale non sembra immune da ciò, apparendo invece incapace di trarre giovamento dal libero dispiegarsi dei sensi: nella sequenza iniziale si presenta come “un pessimo essere umano”, per aver ricercato sempre e comunque il proprio piacere, anche a danno degli altri.

Naturalmente, questo è solo il primo tempo, e con curiosità aspettiamo il secondo volume per capire dove voglia davvero andare a parare il fondatore di Zentropa.