L’histoire de Souleymane, presentato a Cannes 2024 nella sezione Un certain Regard ed ora all’interno della rassegna romana Cannes Mon Amour, diretto da Boris Lojkine e vincitore del premio miglior interpretazione maschile, premio della giuria e Fipresci.

Una pellicola che ha strameritato i premi vinti, in particolare per il suo protagonista Abou Sangare (al suo debutto sul grande schermo), che ci racconta in modo commovente l’odissea di un esule della Guinea per cercare di ottenere il sospirato status di rifugiato in Francia.

La storia di Souleymane non è incentrata sugli abusi subiti ogni giorno ed in tutto il mondo dai rider che ci consegnano i pasti caldi a domicilio; questa volta, il regista ci conduce all’interno della realtà parigina dell’immigrazione clandestina e di come funziona, in Francia, il sistema di protezione per i rifugiati.

Il regista aveva già affrontato il tema con Hope, non distribuito in Italia, con il quale affrontava il tema della rotta migratoria dall’Africa all’Europa, come nel nostro Io Capitano di Matteo Garrone.

Il film mostra cosa succede ad un migrante dopo l’approdo nella sospirata Europa, passando per le carceri libiche e l’Italia, sino ad arrivare in Francia.

Il nostro Souleymane, che proviene da Conakry (l’area francofona della Guinea, ex colonia francese) è madrelingua francese e, per cercare di sopravvivere nonché pagare chi gli procura i pezzi di carta “giusti”, diventerà un “rider in affitto” grazie all’aiuto di un camerunense che, a sua volta, lo sfrutterà cedendogli il suo account in cambio di metà dei guadagni.

Con un ritmo trascinante ed attraverso lunghi piani sequenza, veniamo catapultati a bordo della bici del giovane rider mentre sfreccia per le vie parigine, cercando – tra una consegna e l’altra –  di imparare a memoria, includendo ogni possibile dettaglio, la finta storia da raccontare al colloquio con l’OFPRA, l’ufficio francese per la protezione dei rifugiati.

Il risultato del film, grazie anche al carismatico Abou Sangare, è una vera discesa nella vorticosa e complicata vita di chi cerca disperatamente una possibilità per un futuro migliore.

Il ritmo è incalzante, grazie all’ottima sceneggiatura scritta dal regista insieme a Delphine Agut e la macchina da presa resta sempre incollata al nostro protagonista in movimento, come se si trattasse di un videogioco basato sulla vita reale.

Una storia che speriamo quanto prima venga acquistata per essere distribuita anche nelle nostre sale.

Auspichiamo che L’Histoire de Souleymane, prodotto da Unité e supportato per il settore vendite da Pyramide International, venga acquistato e distribuito nelle nostre sale al più presto.

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