Davvero indovinata la scelta della Festa del Cinema di Roma 2026 di affidare una Masterclass al cineasta Paweł Pawlikowski, polacco di nascita e cultura ma dallo status pienamente internazionale. La sua biografia ne definisce infatti il percorso artistico, avendo vissuto e lavorato in diversi paesi e padroneggiando le rispettive lingue.

Infatti, a soli 14 anni lo troviamo esule in Inghilterra, ma dopo appena un anno si è trasferito in Germania, dove ha vissuto i successivi cinque anni, imparando il tedesco; in seguito, si è recato in Francia e nel nostro paese. Insomma, siamo di fronte ad un intellettuale autenticamente europeo.

Tuttavia, i primi passi nella carriera registica di Pawlikowski lo hanno visto interessarsi alle vicende umane e politiche degli esuli dall’Europa Orientale o dall’Unione Sovietica; comprensibilmente, visto il clima sociale e politico della Polonia in cui è nato e cresciuto.

Come risultato di ciò, il cineasta di Varsavia ha realizzato opere di grande valore documentaristico e politico-sociale.

Nel corso di questa preziosa masterclass, il pubblico ha potuto visionare un frammento che è quasi un pezzo di archeologia del cinema del reale: l’intervista del 1985 a Benedict Yerofeiev, peculiare scrittore sovietico dissidente.

In realtà, secondo Pawlikowski, Yerofeiev non poteva neppure definirsi un dissidente bensì un “poeta alcolico fuori binario”, raggiunto nella sua abitazione dopo un avventuroso viaggio da Mosca alla cittadina di Pietuskij.

L’incontro con questo personaggio è stato un percorso attraverso lo spazio, attraverso la storia, la filosofia e la letteratura, da Hegel e Kant al grande scrittore russo Puškin.

Nei primi anni Novanta, Pawlikowski ha avuto modo di dirigere alcuni documentari per la BBC: “Un’organizzazione molto eccentrica all’epoca, molto aperta; mi è stato possibile lavorare a progetti ai quali ho potuto applicare la mia sensibilità”.

Il maestro ha raccontato, con grande umanità ed umiltà, i propri inizi: “Non sono andato a scuola di cinema, è vero, ho frequentato un workshop di film-maker ad Oxford senza poter far parte di quella prestigiosa università; ero solo un collaboratore e non ho studiato ma ho imparato ad usare la camera e ho fatto alcuni film che – grazie a Dio, aggiunge, con un tocco di tipico umorismo polacco – non si trovano più”.

Last Resort (2000) è un suo film molto significativo perché affronta il tema dell’esilio, che Pawlikowski conosce bene. Nell’estratto mostrato nel corso della masterclass, il personaggio principale, Tania, è bloccato in un aeroporto inglese dove cerca di ottenere un visto di ingresso per sé ed il giovanissimo figlio. La sequenza è drammatica e commovente, pur nella sua asciuttezza e rigore formale.

Quanto poi al film che gli ha dato il successo, Ida (2012), il regista ha ricordato come sia stato molto controverso in patria, dove circoli di estrema destra hanno addirittura promosso una petizione per chiedere che ne fosse impedita la distribuzione in quanto film “anti-polacco”.

Con il distacco consentitogli dalla maturità e dalle esperienze fatte in tema di conflitti ideologici, Pawlikowski ha così commentato: “Quando fai un film che è un po’ aperto e che mostra angoli diversi, le persone che si sentono toccate da quei temi e che percepiscono la realtà che vuoi raccontare in modo distorto, vogliono subito aggiungerti alla schiera dei loro nemici”.

E tuttavia, per questo grande regista, “I miei film non sono mai storici in senso stretto. Hanno più a che fare con le relazioni tra due o più persone”.

Questa masterclass è stata, forse, la più bella lezione di cinema che Paweł Pawlikowski avesse potuto impartirci.

Correte al cinema a vedere Fatherland!