Il vincitore del Premio della Giuria Ecumenica a Locarno 2025, ove è stato presentato in anteprima mondiale, pregevole produzione norvegese intitolata Noi due sconosciuti e diretta dalla talentuosa ed affascinante Janicke Askevold, è giunto nelle sale italiane il 7 Maggio, grazie a Teodora Film.

I protagonisti della vicenda sono Lisa Loven Kongsli (Forza maggiore, Wonder Woman) e Herbert Nordrum (La persona peggiore del mondo, Hypnosen) che vestono rispettivamente i panni di Edith (giornalista tormentata e madre single di un bambino avuto con l’inseminazione artificiale) e Niels (programmatore famoso e dal passato misterioso).

Quando, per caso, scopre il nome del padre biologico di suo figlio, Edith decide – rompendo ogni barriera etica e di privacy – di incontrarlo col pretesto di un’intervista e senza rivelargli la propria identità ma, dopo essersi incontrati qualche volta… accadrà qualcosa di imprevedibile.

Noi due sconosciuti racconta le dinamiche dei sentimenti e le nuove forme di famiglia con lo sguardo libero ed anticonformista tipico del cinema nordico che, da sempre, non è ingabbiato nei moralismi che affliggono l’Europa mediterranea. Una donna single può legalmente adottare un bambino da sola in  Norvegia dal 2020 mentre, in Danimarca, l’adozione da single è legale da vent’anni. 

“Il film esplora la monogenitorialità attraverso Edith”, dichiara la regista, “una donna combattuta tra desiderio, dovere ed immagine di sé ma capace di avventurarsi in un viaggio molto personale nell’amore, nell’etica e nella maternità”.

Lo sguardo sapiente della Askevold ci avvince da subito, rendendoci testimoni (quasi imbarazzati) di come la vita, da sempre, se ne sbatta delle convenzioni; due adulti con vite strutturate e decisamente non liete, si trovano di fronte ad un bivio irreversibile.

Quale via prenderanno starà a voi spettatori scoprirlo al cinema.

Nelle sue Note di Regia, la regista ha dichiarato: “Ho sempre più amiche che scelgono di diventare madri single, soprattutto dopo la modifica delle leggi norvegese sulle biotecnologie, che ha consentito alle donne sole di accedere alla procreazione assistita. L’idea è nata dalla storia vera di un’amica, che, con le poche informazioni fornite dalla banca del seme, è riuscita a identificare il donatore e lo ha contattato. Si sono incontrati e hanno avuto una breve relazione e quello spazio intimo ed eticamente complesso tra biologia e famiglia mi è sembrato il punto di partenza ideale per un film.

Janicke Askevold_Locarno78, Independent Juries Award Ceremony, 16.08.2025

Credo che in quei paesi dove è ancora illegale, gli spettatori potrebbero percepire Noi due sconosciuti in modo diverso rispetto a quelli dei paesi nordici, dove le persone hanno una visione più progressista su questi temi.

Per esempio, nel dibattito sui presunti “pericoli” di crescere senza un padre, diversi studi hanno dimostrato che i bambini cresciuti esclusivamente da donne tendono a essere sicuri e felici come tutti gli altri. In ogni caso mi ha sorpreso che un po’ ovunque la reazione prevalente alla storia narrata dal film sia stata di curiosità.

Le persone vogliono capire come funziona il sistema in Scandinavia, cosa significa per i bambini e come vengono selezionati i donatori. Anche in contesti conservatori, le discussioni sono state aperte e rispettose.

Sono norvegese ma vivo in Francia, e credo che le culture di questi due paesi abbiano ispirato il film. Quando ho pensato al personaggio di Edith, non volevo che fosse un’eroina; doveva essere un personaggio complesso, con pregi e difetti.

Ha dei dubbi, anche se ci tiene ad apparire forte e indipendente. È una giornalista, una professione che mi ha sempre affascinato: implica responsabilità ma anche una sana curiosità, che è fondamentale per quel tipo di lavoro e diventa il motore del film.”.

Lo sguardo, profondamente contemporaneo, empatico e disilluso allo stesso tempo, della camera ci fa immedesimare nello struggimento, imbarazzo e frustrazione dei protagonisti, e lo fa con eleganza, sensibilità e rispetto per un tema estremamente attuale e dolorosamente contemporaneo.

Vedendo questo film dall’Italia… sembra quasi di osservare degli alieni che hanno preso forma umana e, dopo lo sgomento iniziale, ci accorgiamo che, in realtà, quegli esseri apparentemente extraterrestri… siamo noi.