Un po’ di luce di Ali Asgari, al cinema dal 1° Ottobre grazie a Teodora Film presentato in concorso alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia con grande favore di critica e pubblico è il sesto lungometraggio del regista iraniano dissidente, già autore degli acclamati Divine Comedy e Kafka a Teheran; è stato girato in circostanze particolarmente difficili, nel fuoco incrociato della repressione degli ayatollah e dei bombardamenti di Trump.
Il film narra la storia di Arash, un medico iraniano che, dopo essere stato arrestato ed aver visto chiudere il proprio ambulatorio, perde la fiducia nel futuro; deciso a togliersi la vita, l’uomo trascorre il proprio ultimo giorno incontrando il fratello, le sorelle e la madre per prepararli a sostenere il peso immane della propria scelta radicale.
Prodotto per l’Italia da Zoe Films, Un po’ di luce ha per protagonista il bravissimo Misagh Zareh (Il seme del fico sacro) ed è stato scritto dal regista insieme a Shadmehr Rastin, candidato all’Oscar per la sceneggiatura di Un semplice incidente di Jafar Panahi.

Dopo pochi minuti di visione, siamo istantaneamente ed interamente catturati dalle vicende del protagonista che si scontra con la rigidissima quanto pavida mentalità di coloro che lo circondano, anche quando – sulla carta – dovrebbero essere suoi amici.
L’oppressivo regime non viene praticamente mai mostrato ma lo percepiamo in modo tangibile nell’aria rarefatta, nello sgomento costante del medico, nel suo voler aiutare. i bisognosi anche a rischio della propria vita.
Di questa sua pregevole quanto elegantissima, opera che condensa magistralmente il sentire dell’Iran contemporaneo in soli 87′, il brillante Asgari ha parlato così:
“Mi sono spesso chiesto: quando la sofferenza diventa parte integrante della nostra quotidianità, cosa dà valore alla vita? Possiamo mai separare la nostra esistenza da quella degli altri?
Le nostre scelte sono davvero solo nostre, o lasciano tracce nei cuori e nei ricordi di chi ci circonda?
Vivendo in Iran, dove le difficoltà economiche, l’incertezza politica e la costante ombra della guerra sono diventate parte della vita di tutti i giorni, ho visto come le persone continuino a resistere, a prendersi cura l’una dell’altra e a creare piccoli momenti di speranza. Forse ciò che ci permette di andare avanti non è l’assenza di sofferenza, ma i legami invisibili che ci uniscono, la sensazione che la nostra esistenza sia intrecciata con quella degli altri.”.
Una visione preziosa.
ALI ASGARI
Regista, sceneggiatore e produttore, Ali Asgari è una delle voci più autorevoli del cinema iraniano contemporaneo. I suoi film raccontano la vita delle persone costrette a confrontarsi con le pressioni sociali, politiche e istituzionali dell’Iran di oggi, rivelando spesso come atti privati di resistenza possano emergere nella vita di tutti i giorni.
Dopo la laurea a Teheran e gli studi al DAMS dell’Università degli Studi Roma Tre, Asgari inizia a girare i primi cortometraggi, che ricevono da subito un’accoglienza calorosa.
More Than Two Hours (2013) e The Silence (2016) sono stati presentati in Concorso al Festival di Cannes, mentre The Baby è stato proiettato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2014.

Nel 2017, il suo debutto nel lungometraggio, Disappearance, è stato proiettato in anteprima a Venezia nella sezione Orizzonti e selezionato al Toronto Film Festival nella sezione Discovery.
Il suo secondo film, La bambina segreta, è stato invece presentato alla Berlinale 2022, nella sezione Panorama, mentre Kafka a Teheran è stato applaudito al Festival di Cannes 2023 nella sezione Un Certain Regard, trovando distribuzione in diversi paesi del mondo, compresi Italia e Francia.
Dopo Higher than Acidic Clouds, selezionato per l’IDFA, ha riscosso grandi consensi critici Divine Comedy, presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia 2025, nella sezione Orizzonti.
