Alla 21ª edizione della Festa del Cinema di Roma è arrivato uno dei maggiori cineasti del nostro tempo, il polacco Paweł Pawlikowski, che ha ottenuto diversi riconoscimenti nei principali festival internazionali.
Infatti, il recentissimo Fatherland è una delle chicche della sezione Best Of della Festa di Roma, dove arriva da vincitore ex aequo del Prix de la mise en scène al 79º Festival di Cannes.
Ed è già al cinema, dal 16 ottobre, grazie a MUBI.
Fatherland, il cui titolo in tedesco, Heimat, rimanda all’opus magnum del decano del cinema germanico, Edgar Reitz, conferma la statura autoriale di Pawlikowski – già nel 2013 il suo Ida vinse l’Oscar per il Miglior Film Straniero nel 2015.
Lo splendido, malinconico bianco e nero della pellicola illumina una Germania in macerie: siamo nel 1949, all’Anno Zero della nazione tedesca narrato da quel gigante della settima arte che è stato Roberto Rossellini.
Una ricostruzione sontuosa di un periodo storico gravido di angoscia e paura, malgrado la guerra sia ormai alle spalle.
Ma i fantasmi e i mostri del passato nazista sono duri a morire, lasciano aperte e sanguinanti ferite che non si possono rimarginare facilmente. Molti dei sopravvissuti, quelli umanamente peggiori, si abbandonano ai bagordi, ad una indecente “allegria di naufraghi”, cantando sguaiatamente canzoni del periodo nazista.
I migliori, non riuscendo a liberarsi dal dolore e dall’orrore accumulato negli anni del Terzo Reich, arrivano a togliersi la vita.
Fatherland coglie il momento in cui, per la prima volta dopo la guerra, il grande scrittore Thomas Mann, Premio Nobel per la Letteratura nel 1929, torna in quella che ritiene essere la sua patria, dopo essere stato costretto dall’avvento di Hitler a fuggire in America.
A bordo di una magnifica automobile d’epoca guidata dalla figlia Erika, attrice, giornalista e pilota di rally, Mann intraprende una tournée da Francoforte, in zona alleata, a Weimar, controllata dal blocco sovietico. Eccellenti, come sempre, le interpretazioni di due grandissimi attori come Sandra Hüller e Hans Zischler.

Il duetto familiare è convincente, intenso, complice, al quale però non riesce ad aggiungersi il fratello di Erika, Klaus (August Diehl), troppo segnato dalla barbarie del III Reich e deciso a non mettere più piede sul suolo tedesco.
Il percorso dei Mann si conclude con la catarsi dell’ascolto commosso, dall’organo di una chiesa semidistrutta, della meravigliosa e celeberrima sonata di Johann Sebastian Bach, Jesus Bleibet Meine Freude.
Una visione altamente consigliata.
