Agnus Dei, primo documentario di Massimiliano Camaiti, prodotto da Olivia Musini e Giovanna Nicolai (Cinemaundici) in collaborazione con Rai Cinema, è giunto nelle sale il 20 Aprile grazie a Kinèa Distribuzioni.
Dopo il debutto nella sezione Biennale College Cinema di Venezia 82 ed un percorso nei principali festival internazionali, l’opera è stata premiata come Miglior Documentario dell’Anno dall’Associazione Documentaristi Italiani.
Girato con leggiadria ed estrema sensibilità, Agnus Dei ci fa immergere – in modo discreto, rispettoso ed elegante – nel delicato e raccolto silenzio del Monastero di Santa Cecilia a Trastevere – per testimoniare lo svolgersi dell’antico rito del confezionamento del pallium.
Questo pregevole documentario di osservazione (senza interviste), girato nel 2025, anno indimenticabile per la cristianità che ha visto susseguirsi il Giubileo e la morte di Papa Francesco, segue quindi il legame che si instaura tra le monache di clausura e i due agnellini appena nati, affidati alle loro cure per perpetrare una tradizione cattolica millenaria.
Nei gesti quotidiani dell’accudimento si dischiude una forma di maternità inattesa, fatta di presenza, dedizione e ascolto, che attraversa e ridefinisce il senso stesso della vocazione.
Ad incrinare il lento scandirsi del rito antico del pallium è la malattia improvvisa del Papa, che introduce una fragile tensione tra l’eterno ed il contingente.
Attraverso un linguaggio cinematografico essenziale, attento al silenzio ed al tempo, Massimiliano Camaiti firma un’opera contemplativa che interroga i temi della cura, della fede, della solitudine e della ricerca di senso:
“L’approccio al documentario è totalmente laico. Ho cercato di lasciare uno spazio fra la macchina da presa e gli eventi filmati, non parlo di spazio fisico ovviamente, per permettere allo spettatore di creare il proprio personale punto di vista. Osservo quello che succede, senza suggerire nulla.”
«Il cinema del reale è una scelta di campo», dichiara Dario Cangemi, fondatore di Kinèa. «Significa investire in un linguaggio capace di raccontare la complessità del presente. Con Agnus Dei inauguriamo il nostro percorso in sala con un’opera che incarna pienamente questa visione: restituire spazio, dignità e centralità a un cinema che nasce dal reale e dialoga con la comunità».
Massimiliano Camaiti ce ne parla così: “La scoperta di questa tradizione è avvenuta per caso, mentre camminavo davanti alla Basilica di Santa Cecilia a Trastevere. Vedere due agnelli ricoperti di fiori, festeggiati con entusiasmo dalle monache prima di essere benedetti da un prete, è stata una sorta di rivelazione.
È lì che è nata l’idea di seguire il viaggio dei due animali: dalla nascita fino al compiersi del rito che trasforma la loro lana in un paramento destinato a essere indossato dal Papa.
Gli agnelli ci hanno aperto le porte di un universo segreto, scandito da un altro ritmo, da un respiro differente, che neppure l’ingresso improvviso della Storia è riuscito a scalfire: alla notizia della morte di Papa Francesco, nonostante la commozione, le attività delle monache non si sono fermate che per qualche ora.
La vita nel Monastero è poi ripresa uguale e immutabile, come sempre.”.
Una visione preziosa.
