“Questo film è una lettera d’amore alle donne della mia famiglia e ad innumerevoli altre che hanno combattuto battaglie invisibili per l’autonomia”
Marie-Elsa Sgualdo
Lo sguardo di Emma (À bras-le-corps) di Marie-Elsa Sgualdo è giunto nelle sale italiane il 2 Aprile, grazie a Trent Film.
Presentato in anteprima mondiale a Venezia 82, il film segna l’esordio nel lungometraggio della regista svizzera di origine italiana e vede protagonista la giovane Lila Gueneau, già acclamata interprete del film rivelazione Eat The Night di Caroline Poggi e Jonathan Vinel, presentato alla Quinzaine des Cinéastes del 77° Festival di Cannes.
Ambientato in un remoto villaggio svizzero durante la seconda guerra mondiale, il film segue le vicende di Emma, una ragazza che presta servizio nella casa di un predicatore. La sua esistenza scorre semplice e silenziosa, scandita dalle regole della comunità e da una fede che sembra indicarle il posto che le spetta nel mondo.
Quel fragile equilibrio si spezza quando la fanciulla viene aggredita da un giovane reporter di buona famiglia che abusa di lei e poi la umilia; da questo doloroso evento nascerà un figlio che sancirà la fine della giovinezza per l’innocente Emma che, costretta a confrontarsi con il peso del giudizio sociale e le rigide convenzioni dell’epoca, sceglierà coraggiosamente di seguire la propria strada e i propri desideri, contro tutto e contro tutti.
L’attentissima regia, acuita da una sensibilità femminile che, unita ad una sorprendente maestria tecnica (rarissima in un’opera prima), enfatizza l’atmosfera rarefatta (fisicamente e metaforicamente) in cui la protagonista si trova intrappolata, ci regala un’opera pregevole che, nell’arco della visione, riesce a farci dimenticare di trovarci in un mondo che – nonostante le tragicità contemporanee – sembra fantascientifico se confrontato con le restrizioni cui una donna era sottoposta negli anni ’40 del ‘900, specialmente se il destino le aveva riservato di appartenere ad una classe sociale non agiata.
«Questo film è una lettera d’amore alle donne della mia famiglia e ad innumerevoli altre che hanno combattuto battaglie invisibili per l’autonomia» – ha dichiarato la regista Marie-Elsa Sgualdo- «Ho presto realizzato che questa storia non è unica ma piuttosto una lotta sistemica. La lenta evoluzione dei diritti e delle libertà delle donne è resa possibile dall’accumulo di molte esperienze individuali.
Il viaggio di Emma non riguarda quindi il trionfo, ma il costo delle scelte: è una storia individuale e personale di resistenza – un percorso dal basso verso l’emancipazione – che ci ricorda che, per molto tempo, le donne non sono state considerate esseri umani a pieno titolo».
Un’opera profondamente attuale. Grandissimo cinema.
