Da donna, quasi mi vergogno di essere venuta a conoscenza solo adesso, tramite questo documentario, di un evento determinante per i diritti di tutte noi avvenuto in Islanda a metà degli anni ’70.
Un giorno senza donne di Pamela Hogan, giunto nelle sale italiane il 10 Settembre grazie a Trent Film, racconta appunto la protesta messa in atto dalle donne islandesi il 24 Ottobre 1975, giornata in cui il 90% di loro sospese ogni attività, non solo lavorativa ma anche domestica, paralizzando l’intero Paese.
Il “giorno libero” (termine scelto per definire la giornata in modo da mettere d’accordo tutte le fazioni politiche) fu ideato con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica, in particolare quella maschile, sull’importanza del lavoro femminile in casa e nelle aziende, oltre che sulle disparità di trattamento rispetto agli uomini a livello di retribuzione e possibilità di carriera.
Il pregevole documentario descrive questa giornata unica nella storia d’Europa ed il percorso messo in atto per arrivarci; gli eventi sono stati ricostruiti tramite immagini dell’epoca, animazioni e, soprattutto, i racconti delle protagoniste: donne di ogni condizione ed estrazione sociale, tra le quali spicca la brillante Vigdís Finnbogadóttir che – cinque anni dopo, nel 1980 – sarebbe diventata la prima donna al mondo ad essere eletta Capo di Stato in un’elezione democratica.
Ognuna di queste donne straordinarie si era sentita ripetere, fin da piccola, che una donna non poteva avere aspirazioni al di fuori della sfera domestica; ciascuna di loro ha, quindi, sacrificato qualcosa – mettendosi in conflitto con la famiglia o il datore di lavoro – per partecipare a questa grande protesta.

Il risultato, nel giro di pochi anni, è stato il raggiungimento di ciò che desideravano, per sé e per tutte le generazioni a seguire, riuscendo persino ad andare oltre, trasformando l’Islanda nella nazione illuminata che è oggi: “Il miglior posto al mondo per essere donna”.
Dulcis in fundo: a rendere ancor più speciale quest’opera è stato il regalo della grandissima Björk, che ha contribuito alla colonna sonora con un suo brano per i titoli di coda, il primo dopo 25 anni di assenza.
Una visione preziosa.
