È partita con il botto la 21ª edizione della Festa del Cinema di Roma!
Oltre al film di apertura, affidato all’italiano Paolo Genovese con Il rumore delle cose nuove, di cui avremo tempo di scrivere, abbiamo visto in anteprima stampa il sontuoso The Only Living Pickpocket in New York, per la regia di Noah Segan.
Insomma, il grande cinema è sbarcato a Roma e resterà ad allietare gli appassionati per le prossime due settimane!
Presentato in anteprima nella sezione Special Gala della Berlinale 2026, il film ci dona uno strepitoso John Turturro nei panni sdruciti di Harry Lehman, il borseggiatore del titolo. Un uomo all’antica, che si destreggia nel suo “mestiere” mentre si prende cura della moglie inferma, facendo fatica a tenersi al passo con i tempi, troppo veloci ed inafferrabili.
E c’è una magnifica New York, la Grande Mela raccontata mille volte sul grande schermo, da Woody Allen a Spike Lee passando per Martin Scorsese ed altri giganti della Settima Arte: la metropoli americana, il celeberrimo melting pot multietnico, non è semplicemente una delle location migliori che si possano immaginare, ma assurge ad autentica protagonista della vicenda.
Tra le ramificazioni della subway e le sue stazioni – utilizzate sapientemente dal regista come teatri di posa – Harry si muove a suo agio, spostandosi di continuo per raggiungere i suoi obiettivi e rivendere la refurtiva; entra così in contatto con la variegata umanità che popola New York, dal Bronx dove vive al Queens dove vive la figlia che non vuole saperne di lui, da Chinatown all’agognata Manhattan: homeless, ladruncoli, businessmen…
Il tutto seguendo i groove irresistibili di una colonna sonora che spazia tra rythm’n’blues, jazz e soul, con le linee di basso a tenere sempre alto il ritmo dell’azione, la quale rallenta progressivamente, cedendo il passo a sonorità malinconiche, come a seguire l’umore del protagonista.
Un Turturro in stato di grazia ha interpretato quest’impeccabile sceneggiatura (firmata dallo stesso Noah Segan) come fosse uno spartito, regalandoci un’interpretazione di altissimo livello nella quale sfoggia anche ottime doti da ballerino quando intrattiene la moglie sofferente; questa è una delle tante sequenze in cui la profonda umanità di Harry emerge, a dispetto del contesto criminale in cui si è sempre mosso, con quel cognome che (sarcasticamente) ci ricorda la famigerata banca d’affari responsabile della tremenda crisi finanziaria del 2008.
La partecipazione di mostri sacri come Steve Buscemi e Jamie Lee Curtis impreziosisce ulteriormente il film, ma fanno la loro parte anche Will Price nei panni del giovane gangster e Giancarlo Esposito in quelli del detective navigato ed empatico con i ladri “onesti”.
Una splendida visione.
