Ebon Moss-Bachrach as Ben Grimm/The Thing in 20th Century Studios/Marvel Studios' THE FANTASTIC FOUR: FIRST STEPS. Photo courtesy of 20th Century Studios/Marvel Studios. © 2025 20th Century Studios / © and ™ 2025 MARVEL.

Negli ultimi anni, dopo l’epocale Avengers: Endgame, il Marvel Cinematic Universe (MCU) ha attraversato una fase qualitativa piuttosto altalenante, con poche eccezioni (vedi Spider-Man: Far From Home e le due memorabili stagioni di Loki).

Da una parte, produzioni cariche d’azione fine a se stessa, prive di vera tensione narrativa o sviluppo emotivo; dall’altra, film e serie schiacciati dal peso dell’autoreferenzialità, compiaciuti nel proprio metaverso più che realmente coinvolgenti.

In questo contesto, I Fantastici 4: Gli Inizi di Matt Shakman si rivela una piccola ed inaspettata chicca.

Non è un film innovativo né cerca di esserlo ma, proprio per questo, conquista; si tratta, infatti, di un’opera solida, coerente, esteticamente curata e, soprattutto, fruibile anche da chi è estraneo alla grande mitologia dell’MCU.

Una produzione ben realizzata che può essere goduta anche come esperienza a sé stante, come se si trattasse di un’attrazione autonoma all’interno del sempre più caotico parco divertimenti Marvel che, forse ma soltanto forse, sta finalmente ritrovando una sua direzione coerente.

The Fantastic Four: First Steps adotta un’estetica retrofuturistica anni ’60, sorprendente per eleganza ed originalità; tinte sature, design ispirato a Jack Kirby, architettura Googie (ogni inquadratura, in particolar modo degli interni, è un piacere per gli occhi) ed una bella colonna sonora vintage firmata da Michael Giacchino conferiscono al film un’identità visiva ben definita, sospesa tra nostalgia e meraviglia.

Il film segue una linea narrativa chiara e senza inutili sovrastrutture.

I Fantastici Quattro sono già attivi da quattro anni, in una Terra alternativa (la 828) a quella “centrale” dell’MCU: dopo una breve panoramica sulle origini dei loro poteri e le minacce che sono costretti regolarmente ad affrontare, come l’iconico Uomo Talpa (uno spassoso Paul Walter Hauser) i quattro si ritrovano a fronteggiare la minaccia cosmica di Galactus ed una versione femminile di Silver Surfer che, nonostante l’ovvio e sterile chiacchiericcio alt-right dei social, risulta perfettamente canonica, sia nei fumetti che all’interno di questa narrazione filmica.

[Nota del Caporedattore: Il ruolo di Shalla-Bal – la silver surfer donna che, in origine, era la compagna del Silver Surfer che noi tutti conosciamo prima che Galactus la mutasse in una versione femminile del proprio compagno –  è stato interpretato dalla più trendy  e gettonata attrice newyorkese della sua generazione: Julia Garner.]

Il conflitto morale è subito chiaro e lo svolgimento non sorprende ma accompagna lo spettatore in un percorso lineare e ben dosato. La prevedibilità, quindi, diventa qui un pregio: questa produzione non pretende, infatti, di reinventare un genere ma, semplicemente, di donarcene una versione curata ed accessibile, riuscendoci appieno.

Julia Garner as Shalla-Bal/Silver Surfer in 20th Century Studios/Marvel Studios’ THE FANTASTIC FOUR: FIRST STEPS. Photo courtesy of 20th Century Studios/Marvel Studios. © 2025 20th Century Studios / © and ™ 2025 MARVEL.

Uno dei punti di forza del film è il tono: familiare, ottimista – con scene che includono i newyorkesi come nei bellissimi Spiderman di Raimi – mai moralmente ambiguo né cinico. L’enfasi sul legame tra i protagonisti, specialmente per quanto riguarda la coppia Reed-Sue ed il loro ruolo genitoriale in bilico, dà un’anima alla narrazione. Viene mantenuta una sorta di sobrietà anche nei momenti più drammatici, rendendo la visione adatta a tutti, pur senza risultare mai superficiale.

Il cast principale, vera forza trainante di questa nuova produzione Marvel, offre performance misurate ma convincenti; la chimica tra i quattro funziona bene ed il tono familiare regge.

Pedro Pascal (The Mandalorian, The Last of Us, Game of Thrones), che non delude mai, ci regala un Reed Richards intenso e riflessivo, molto convincente con i propri dubbi e rimorsi.

Pedro Pascal è Reed Richards/Mister Fantastic in 20th Century Studios/Marvel Studios’ THE FANTASTIC FOUR: FIRST STEPS. Photo by Jay Maidment. © 2025 20th Century Studios / © and ™ 2025 MARVEL.

Vanessa Kirby (The Crown, Mission: Impossible, Pieces of a Woman) brilla come Sue Storm, cuore emotivo del film e forse la migliore del gruppo, specialmente quando deve far risuonare la maternità del suo personaggio.

Joseph Quinn (Stranger Things, A Quiet Place: Day One, Gladiator 2) è energico ed ironico nei panni di Johnny Storm anche se, per necessità di trama, il personaggio si distanzia leggermente (come caratterizzazione) dalla sua controparte fumettistica.

Ebon Moss‑Bachrach (The Bear, Andor, The Punisher), pur limitato dalla motion capture, dona profondità a Ben Grimm attraverso un’interpretazione intensa e fisica ma mai apertamente dolorosa: l’attore riesce a gestire benissimo il rimpianto, nascosto, di una “normalità” ormai perduta trasfigurato nella necessità di aiutare gli altri come parte della comunità.
La sua “Cosa” è fatta dei mattoni e dell’anima di New York.

Ebon Moss-Bachrach as Ben Grimm/The Thing in 20th Century Studios/Marvel Studios’ THE FANTASTIC FOUR: FIRST STEPS. Photo courtesy of 20th Century Studios/Marvel Studios. © 2025 20th Century Studios / © and ™ 2025 MARVEL.

Se alcune figure secondarie restano un po’ sfumate, il cuore emotivo del film – la famiglia come nucleo eroico – regge molto bene, invogliando lo spettatore a sperare in un approfondimento delle dinamiche nei prossimi film.

Qui non si tenta la via della complessità: la storia è semplice ed a tratti, forse, troppo “svelta” nel risolvere i dilemmi etici o nel gestire i contrasti; se cercate i colpi di scena, gli intrecci multilivello o gli agganci con il resto del MCU, qui non li troverete ma è proprio questa la forza del film.

I Fantastici 4: Gli Inizi non cambia, infatti, le regole del gioco ma rispetta le classiche, con gusto e misura, regalandoci un’esperienza visiva curata attraverso una narrazione familiare e godibile; una chicca filmica che brilla proprio perché non ha la pretesa di diventare leggenda.

Un piccolo quanto onesto ed elegante punto fermo in un universo che, negli ultimi anni, ha troppo spesso perso la bussola.