Galway Film Fleadh è il più importante festival cinematografico d’Irlanda ed un punto di riferimento fondamentale per le produzioni indipendenti e i cortometraggi; giunto quest’anno alla sua 36a edizione, il festival ha confermato “due tendenze che qui ad Irish Film Festa abbiamo intercettato già da qualche anno: la crescita in quantità e qualità delle produzioni in lingua irlandese e la sorprendente creatività dei documentari.”.

Trionfatore assoluto del Fleadh 2024 è stato Kneecap, scritto e diretto da Rich Peppiatt (One Rogue Reporter), un creativo, rivoluzionario e dissacrante biopic dedicato all’omonimo trio hip hop di Belfast che si distingue per l’impegno politico e la scelta di scrivere i propri brani in lingua Irish.

Del cast fanno parte Michael Fassbender, Simone Kirby e i tre membri del gruppo – Móglaí Bap, Mo Chara, DJ Próvaí – nei panni di loro stessi.

Kneecap è stato premiato sia come Miglior Film sia come “Fleadh” (in lingua Irish significa “festa”).

Non possiamo, quindi, che ringraziare la lungimiranza del Direttore del bellissimo Irish Film Festa Susanna Pellis che ha portato Kneecap in Italia, consentendoci di vederlo.

Dopo la sua recente vittoria alla 55esima edizione del Giffoni Film Festival nella sezione Generator +18, il film è finalmente giunto nelle sale italiane il 28 Agosto, distribuito da Europictures.

Michael Fassbender
Michael Fassbender

Ispirato alle origini dell’omonimo trio rap di Belfast (tra i primi a cantare in gaelico irlandese), Kneecap vede protagonisti i membri stessi della band: Naoise Ó Cairealláin “Móglaí Bap”Liam Óg Ó Hannaidh “Mo Chara” e JJ Ó Dochartaigh “Dj Provaí”, alle prese con la loro controversa ascesa al successo nel panorama musicale, segnata da una convinta rivendicazione della lingua irlandese.

Nel cast anche un sempre mirabile Michael Fassbender nel ruolo di Arlo, il misterioso padre di Naoise, patriota irlandese che ha finto la sua morte per sfuggire alle autorità britanniche.

Il trio getta le basi per la rinascita della lingua irlandese contro l’establishment. Liam Óg e Naoise, autoproclamatisi “feccia di bassa lega”, si uniscono all’insegnante JJ (nome d’arte Dj Provaí) e, contro ogni aspettativa, diventano un simbolo politico ed una potente voce di sfida per la gioventù irlandese.

Un vento acustico di rinascita e ribellione contro l’emarginazione della lingua Irish, la cui estinzione distruggerebbe l’identità di un popolo, anche se in troppi non lo comprendono o, semplicemente, come troppo spesso accade, non se ne interessano.

Mentre lottano per lasciare un segno nel mondo e le pressioni familiari e relazionali minacciano di staccare la spina ai loro sogni, il trio intreccia una narrazione che trascende la musica, regalandoci una favola contemporanea che oscilla tra scene buffissime che intrecciano le droghe e la passione per la vita, in una Belfast che, grazie a loro, inizia a pulsare di ritmi hip-hop.

Kneecap è un’avvincente avventura psichedelica che ci rivela, scena dopo scena, come un trio di giovani di Belfast sia riuscito a diventare l’improbabile figura di riferimento di un movimento per i diritti civili nella salvaguardia della propria lingua madre.

Kneecap non è, infatti, soltanto un gruppo rap ma un vero e proprio fenomeno culturale: bannato dalla televisione di stato RTÉ e disprezzato pubblicamente dal partito conservatore DUP, il trio ha costruito la sua notorietà attraverso un atteggiamento sul palco che sembra appartenere più alla scena punk rock che rap e una produzione musicale sicuramente spinosa per tematiche e linguaggio, ma innovativa per la poetica fusione di irlandese e inglese, fusione che ha ispirato un’intera generazione di giovani nella riscoperta delle proprie radici linguistiche.

Il regista Rich Peppiatt ha dichiarato che, sin dall’inizio del progetto, la lingua irlandese ed il suo rapporto con l’identità sono stati aspetti fondamentali per la storia che voleva raccontare: “Essendo un grande fan dell’hip-hop della vecchia scuola, per me il rapporto dei Kneecap con la lingua riecheggiava la controversia vissuta un tempo dai rapper afroamericani che creavano reinventando la lingua inglese, per riflettere la loro realtà sociale, urbana ed oppressa”.

Colpito dall’energia allo stato puro e dall’autenticità della band, Peppiatt ha visto nella passione del trio nei confronti della causa della lingua irlandese un’occasione unica: “Mo Chara, Móglaí Bap e DJ Provaí incarnavano una visione di Belfast e dell’Irlanda moderna sorprendentemente diversa da quella che tutti noi chiamiamo casa.

Il film doveva essere audace, crudo ed implacabile. Proprio come la loro musica.

Una visione preziosa ed immancabile.