Presentato nella sezione Best of della Festa del Cinema di Roma 2025, dopo essere stato proiettato in anteprima al 78º Festival di Cannes, Eddington è un’opera complessa, quasi delirante, con tanta carne al fuoco.
Comprensibile se si pensa che si tratta di un film concepito profeticamente a partire dal 2018, due anni prima della conflagrazione pandemica che ha scosso il mondo intero e le sue certezze apparentemente consolidate.
Il genialoide Ari Aster ha una ben avviata carriera di cineasta spiazzante, a volte addirittura disturbante, con titoli come Midsommar – Il villaggio dei dannati e soprattutto Beau ha paura, in cui ha iniziato il rapporto con Joaquin Phoenix come attore-feticcio perfettamente a suo agio nell’incarnare le contorsioni mentali dei suoi protagonisti.
Qui Aster mette nel mirino la società americana e i suoi guasti, peraltro già ben presenti ed evidenti prima della pandemia, che ha solo esacerbato gli eccessi a stelle e strisce. Eddington, piccola e polverosa cittadina del New Mexico, diventa l’epicentro di una guerra civile di tutti contro tutti: americani Wasp contro neri, neri contro ispanici, ispanici contro asiatici, studenti contro Ku Klux Klan, ipotetici terroristi “antifa” contro il sistema, sceriffo contro sindaco…
Quest’ultimo è il conflitto principale, laddove Joe Cross, rappresentante della legge con tanto di stella dorata appuntata sul petto (Phoenix), ingaggia una lotta senza quartiere con Ted García, a capo dell’amministrazione comunale (Pedro Pascal), reo non solo di fare gli interessi delle big corporation che vogliono portare in città un abnorme data center ma anche di aver abusato di Louise allora minorenne ma ora moglie di Joe – una come di consueto stralunata Emma Stone, in preda a disturbi mentali e incubi cospirazionistici.
Dentro ci sono le fortissime tensioni razziali, con il movimento Black Lives Matter innescato dalle tante, troppe uccisioni extragiudiziali da parte delle forze dell’ordine – come nel caso di George Floyd – e con la discreta presenza degli indiani d’America, ormai assorbiti dal sistema: l’agente Butterfly (William Belleau – Killers of the Flower Moon) sarà al centro dell’azione quando il film avrà una delle sue molteplici mutazioni trasformandosi in un thriller con epilogo alla Quentin Tarantino.
Poiché Aster ha voluto gettare nella fornace del suo film tutto il materiale incandescente di cui è fatta la contemporaneità, un ruolo fondamentale nella sua narrativa è affidato all’uso bulimico dei social network.
Come lo stesso regista ha infatti dichiarato: “Eddington è un western dove la pistola è uno smartphone”.
I protagonisti riprendono tutto, si lanciano in interminabili quanto insulse dirette video, si insultano a vicenda in streaming, postano qualsiasi cosa… soprattutto se insensata.
Questa frenetica sovraesposizione non sarà la causa dello showdown finale ma certamente ben rappresenta il disorientamento di larghe fasce della popolazione di fronte a cambiamenti troppo rapidi e difficili da decifrare.
Come all’epoca del Covid-19, sembra infatti dirci il talentuoso autore e regista Ari Aster, è arduo riconoscere il vero nemico poiché, troppo spesso, esso assume le sembianze di un potere senza volto.
