“La vita non si impara. Si vive, e basta”

Illustre vincitore del Toronto Film Festival 2024 (sezione Platform Award, l’unica competitiva e dedicata al cinema d’autore), presentato in Concorso alla Festa del Cinema di Roma 2024 e poi proiettato al Festival del Cinema Spagnolo e Latinoamericano 2025, è giunto finalmente nelle sale italiane il 22 Gennaio  – grazie a Movies InspiredPolvo séran di Carlos Marques-Marcet

Questa coraggiosa produzione, in cui cinema, teatro e danza si fondono per affrontare insieme i due temi cruciali dell’esistenza umana, Amore e Morte, narra la storia di Claudia e Flavio, una coppia che decide di intraprendere un viaggio in Svizzera per sottoporsi al suicidio assistito dopo la diagnosi terminale di Claudia.

Trattare un argomento così delicato e vitale con grazia e rispetto non è affatto facile e la solida regia-sceneggiatura di Marques-Marcet porta a casa il risultato con estrema professionalità, regalandoci anche tocchi alla Polański niente male: la scena della festa di famiglia con rivelazione vale infatti da sola il prezzo del biglietto.

Il regista Carlos Marqués-Marcet_ foto credit_Lluís Tudela

Per rappresentare sul grande schermo due anziani artisti, eccentrici e perdutamente innamorati l’uno dell’altro… rendendo plausibile una scelta così estrema come il decidere di morire insieme… ci volevano due giganti.

Ottima, quindi, la scelta di casting che è caduta sui grandissimi Ángela Molina (Quell’oscuro oggetto del desiderioGli abbracci spezzati), ed Alfredo Castro (El Club, i bellissimi Toni Manero e Post Mortem di Pablo Larraín, El Conde) che ci regalano un’intensità talmente estrema… da farci stringere il cuore e lo stomaco ad ogni minuto… sino allo struggente finale.

Il brillante regista e sceneggiatore, classe ’83, ha così descritto la propria opera: “Polvo serán è un film che, attraverso la commistione dei generi, dalla commedia al dramma passando per il musical, cerca di avvicinarsi alle emozioni della vita e al mistero insondabile della morte.

Sin da giovane ho pensato molto alla morte.

È un’ossessione che ho avuto per tutta la vita, anche se col tempo ho imparato a conviverci. A un certo punto ho sentito l’esigenza di lavorare a un progetto che affrontasse l’argomento e, casualmente, alcuni amici mi hanno raccontato la loro storia: erano una coppia di anziani che faceva parte di un’associazione per il suicidio assistito in Svizzera, e il loro piano era di morire insieme.

Il film non tratta esclusivamente della malattia terminale o del suicidio assistito quanto, piuttosto, del modo in cui affrontiamo gli affetti e le nostre aspettative di fronte al vuoto della morte. Più che concentraci sul decadimento fisico legato alle malattie terminali, su cui abbiamo fatto molte ricerche, ci interessava il lato esistenziale ed emotivo della malattia, che porta con sé interrogativi del tipo: come scegliamo di vivere? Come condividiamo le nostre decisioni con i nostri cari? Come ci accompagniamo l’un l’altro nel processo che porta alla fine?

In questa esplorazione, abbiamo trovato nella musica uno strumento per incanalare emozioni difficili da esprimere a parole, scegliendo di utilizzarla come elemento narrativo chiave che dà profondità alla storia. ”

Impossibile non pensare, durante la scena di danza in cui tutti sono vestiti di bianco, al potente Happy Days dell’immenso Premio Nobel irlandese Samuel Beckett, padre del Teatro dell’Assurdo.

Polvo serán è stato scritto dal regista Marques-Marcet insieme a Clara Roquet (già regista di Libertad e co-sceneggiatrice di Creatura e Que nadie duerma) e Coral Cruz (Uno para todos).

Per le splendide musiche e le intense coreografie, bisogna ringraziare la compositrice e cantante catalana Maria Arnal ed il pluripremiato coreografo Marcos Morau, direttore della compagnia di danza La Veronal.

Menzione speciale per la talentuosa Mònica Almirall, nei panni della figlia Violeta che ha dedicato la propria vita ad assistere la madre e rappresenta il terzo vertice di questo intenso triangolo narrativo e nella vita è la figura di spicco del gruppo teatrale Atresbandes. 

La direzione della fotografia è firmata da Gabriel Sandru (Azor), la scenografia da Laia Ateca (Alcarrás) e l’attento montaggio della nostra Chiara Dainese (Piccolo corpo).

Grandissimo cinema.