Presentato in concorso nella sezione Orizzonti all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, Grand Ciel, del cineasta nippo-francese Akihiro Hata (Les Invisibles, A la chasse), è giunto nelle sale italiane il 5 Marzo, distribuito da No.Mad Entertainment.
Prodotto da Good Fortune Films e Les Films Fauves, Grand Ciel è stato sceneggiato dallo stesso regista insieme a Jérémie Dubois.
Nel cast, Damien Bonnard – già visto nel ruolo principale di Les Misérables, candidato al Premio Oscar come Miglior Film Internazionale –, Samir Guesmi (Ibrahim, L’effetto acquatico, Fratè), Mouna Soualem (Ti meriti un amore, Presenza, You resemble me) e Tudor-Aaron Istodor (Fixeur, Miss Christina).
A supportare la distribuzione, il mondo associativo con ARCI Roma – Associazione ricreativa e culturale italiana e AGCI Calabria – Associazione Generale Cooperative Italiane, che da sempre sottolineano e denunciano la disumanizzazione e l’indifferenza delle morti sul lavoro, argomento cruciale proprio del film.
Ispirandosi a un fatto di cronaca realmente accaduto in Francia pochi anni fa, Akihiro Hata esplora con Grand Ciel il tema della sicurezza dei lavoratori, mettendo in luce come, in una società socialmente e tecnologicamente avanzata come la nostra, la vita umana venga messa troppo spesso in secondo piano rispetto agli interessi economici e politici.
Attraverso la storia di Vincent (Damien Bonnard), un operaio che lavora di notte in un cantiere di un quartiere futuristico e dei suoi colleghi, il film denuncia l’indifferenza degli imprenditori e delle istituzioni rispetto alle condizioni spesso disumane (turni notturni massacranti, protocolli di sicurezza non adeguati…) della classe operaia e ai rischi che il silenzio e l’omertà creano.

Come in La scelta di Joseph, la narrazione ha inizio in un grande cantiere notturno in cui ferve l’attività. Le dinamiche lavorative nel campo dell’edilizia sono ricostruite in modo vibrante, con grande senso del reale: il conflitto è strisciante e continuo tra gli operai e i capi, che perseguono obiettivi ed interessi dell’impresa committente.
Esemplare l’incipit, in cui il caposquadra di Vincent pretende dai suoi uomini di continuare a lavorare malgrado un guasto all’impianto di illuminazione del cantiere.
Tutti protestano, alcuni però accettano gli ordini – mettendo a repentaglio la propria sicurezza – pur di portare a casa la paga giornaliera. Vincent ne ha un disperato bisogno perché vuole a tutti i costi offrire un futuro dignitoso alla compagna e al figlioletto.
Poi, quando un operaio scompare misteriosamente, Vincent e i suoi colleghi iniziano a sospettare che i propri superiori stiano cercando di insabbiare un incidente. Ma presto scompare un altro operaio, e poi un altro ancora…
Nel 2025, in Italia, le vittime sul lavoro sono state 1093, più di tre al giorno. A fotografare l’emergenza è l’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, che registra anche un aumento delle denunce di infortunio. A questo drammatico bilancio si aggiungono le vittime del lavoro irregolare – gli operai e i lavoratori (spesso stranieri) senza contratto – veri e propri “schiavi del terzo millennio” che muoiono ogni giorno nel silenzio e nell’indifferenza.
In Paesi che si dicono “evoluti” e “civili” questo è inaccettabile.
“L’ispirazione per il film – racconta Akihiro Hata – nasce principalmente da un fatto di cronaca. Nel 2015, un lavoratore interinale senza documenti, Mamadou Traoré, è morto sul posto di lavoro ed è stato dimenticato, scomparendo in una zona grigia da punto di vista legale. Nessuno si era accorto della sua assenza, nonostante lavorasse nel cantiere da diverse settimane. Come se nulla fosse, come se non fosse mai esistito”.
“Senza il lavoro di investigazione svolto dalla CGT (Confederazione Generale del Lavoro, il sindacato più importante di Francia) Mamadou, morto come lavoratore privo di documenti, sarebbe scomparso senza lasciare traccia.
Questa idea è diventata un’allegoria.
Nel film le scomparse rappresentano l’alienazione, la cancellazione di sé dovuta alle pressioni e alla competizione sul lavoro e l’invisibilità dei lavoratori più precari. Per me – conclude Hata – il cinema ha il potere di rendere visibile l’invisibile: di mostrare ciò che non viene mostrato o ciò che non vogliamo vedere. Le scomparse in questo film incarnano il cinismo e l’orrore del mondo di oggi”.
Una visione urgente e necessaria che chiede alla società ed alla politica di tornare a tutelare chi di lavoro vive e, invece, troppo spesso muore.
