Non appena ci siamo definitivamente convinti che la straordinaria tradizione della commedia italiana si fosse esaurita per sempre… è arrivato Era di Vincenzo Marra!

Giunto nelle nostre sale il 26 Marzo, grazie a Compagnia Leone Cinematografica, l’ultimo lungometraggio del brillante regista e sceneggiatore partenopeo, presentato in anteprima al BIFEST 2026, è decisamente… delizioso!

Complice il più sfavillante cast di maturi attori italiani che si sia visto “sulle scene” da (troppi) anni, specialmente per quanto riguarda le figure femminili (brilla su tutte la capofamiglia, Lina, interpretata mirabilmente da Dalia Frediani), quest’esplosione di gioiosa comicità riempie immediatamente il cuore degli spettatori. 

La storia di Era è un classico del genere: “Lina è vitale, molto attiva, dirige e coordina una divertentissima associazione cattolica di vecchiette borghesi, si occupa della sorella e di suo nipote mai cresciuto (interpretato da un simpaticissimo e talentuoso Giovanni Esposito), ma soprattutto continua ad esercitare il ruolo di mamma vecchio stampo nei confronti dei tre figli sessantenni in perenne crisi.

Che sia una crisi economica, psicologica o, d’amore, Lina trova sempre il rimedio perfetto. Essendo vedova già da tanti anni resiste imperterrita ai continui attacchi dei figli che vorrebbero mandarla in un ospizio. Resiste, nel pieno del suo spirito vitale.

Ogni giovedì, cascasse il mondo, ha due rituali: il primo è andare a trovare il marito al cimitero, il secondo è l’immancabile scopone in compagnia di sua sorella Maria. Lina ha anche uno spasimante, Don Eduardo, il vicino di casa dall’età indefinita che non perde occasione e fantasia per corteggiarla.”.

Le due sorelle_Maria e Lina
Le due sorelle_Maria e Lina

Ma un bel giorno… accade l’imprevedibile: Lina viene portata di corsa in ospedale e, dopo un ricovero in che ha fatto temere il peggio o il meglio (dipende dalla prospettiva) per la sua salute… la mitica quanto coriacea matriarca sembra riprendersi ma, oggettivamente, di lasciarla da sola in casa… non se ne parla.

A questo punto, entra in gioco il personaggio di Amila, la badante indiana (una bravissima Marinì Sabrina Fernando) ed il film, che già si era ripagato ampiamente il costo del biglietto con il primo atto… sembra iniziare di nuovo, con un livello di godimento per lo spettatore ancor più alto!

Vincenzo Marra racconta così l’intenso sentire (a tratti autobiografico) celato tra le pieghe di questo suo gioiello brillante: “Ho frequentato assiduamente mia nonna fino alla fine, anche durante l’ultima parte della vita quando veniva assistita da una volenterosa badante cingalese.

Grazie a mia nonna e al suo mondo, mi sono arricchito come persona e come regista, mi è rimasto dentro sempre un grande rammarico; non aver raccontato il suo mondo con uno dei miei documentari dedicati a Napoli e adesso, dopo tanti anni, grazie al cinema ho avuto il privilegio e l’illusione di “farla rivivere”.

Inoltre, ho raccolto la sfida che mi lanciò fino alla fine il grande Mario Monicelli che, dopo aver visto i miei documentari dedicati a Napoli, rimase colpito dall’ironia presente in quei lavori e mi esortò ad affrontare la commedia anche nei film di finzione.”.

Dulcis in fundo, doverosa menzione speciale per la fantastica Rosaria D’Urso che, nei panni della sorella Maria, rende questo film già bellissimo… assolutamente irresistibile.

Una visione consigliatissima!