Presentato in concorso alla 82a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, Lo straniero (L’étranger) di François Ozon, tratto dall’omonimo romanzo di Albert Camus, sarà al cinema dal 2 Aprile grazie a BiM Distribuzione e Lucky Red.
Protagonista il talentuoso Benjamin Voisin (Illusioni perdute, Noi e loro) nel ruolo di Meursault.
Al suo fianco Rebecca Marder (Mon Crime – la colpevole sono io, Simone Veil – la donna del secolo) in quello di Marie e Pierre Lottin (Sotto le foglie, L’orchestra stonata), il sordido Raymond, che per questo film si è aggiudicato il Premio César come Migliore attore non protagonista.
Ed infine il grande Denis Lavant, attore-feticcio di Leos Carax, nei panni di Salamano, un anziano vicino di casa astioso ma in fondo molto umano.
Tradotto in 75 lingue, terzo romanzo francese più venduto al mondo (dopo Il piccolo principe e Ventimila leghe sotto i mari), Lo straniero (edito in Italia da Bompiani) di Albert Camus con la sua rappresentazione di un anti-eroe, il suo interrogarsi sulle norme sociali e la riflessione di un mondo privato di senso, è una pietra miliare della letteratura moderna (studiato ovunque, nelle scuole superiori ed all’università), una lettura fondamentale, un’opera che ha influenzato artisti di tutto il mondo.
Questo lungometraggio di François Ozon è uno straordinario adattamento cinematografico di uno dei testi fondamentali dell’esistenzialismo francese che si è guadagnato un posto di spicco nella letteratura mondiale e lo ha mantenuto nel corso degli oltre ottant’anni dalla sua pubblicazione per le edizioni Gallimard – ça va sans dire!

Il maestro del cinema francese ha girato questo suo capolavoro di stile ed estetica utilizzando un raffinatissimo bianco e nero che, paradossalmente o forse no, restituisce magnificamente il vibrante cromatismo dell’Algeria coloniale degli anni ’40: del resto, i colori principali de L’étranger sono il bianco abbacinante del sole mediterraneo ed il nero del lutto che simboleggia il dolore che attraversa la narrazione, dall’inizio alla fine.
Il cineasta d’Oltralpe realizza un’operazione filologicamente perfetta, collocando la vicenda nel giusto contesto storico attraverso l’espediente narrativo di un delizioso cinegiornale d’epoca che accenna alle tensioni politiche tra indipendentisti e filo-francesi (tra cui i cosiddetti pied noirs, algerini d’origine francese, com’era lo stesso Camus).
Ozon segue il romanzo in modo letterale: nello svolgimento della trama, nella descrizione dei personaggi, ed attraverso gli stati d’animo del protagonista, quell’enigmatico, laconico e sfuggente Monsieur Meursault: un uomo che sembra essere privo di un nome di battesimo e viene chiamato, sempre e soltanto, per cognome.
La prova interpretativa del giovane Voisin è magnifica: si immerge nel protagonista di cui fa sue le espressioni del volto, gli sguardi, le rade frasi, e la razionalità che orienta le sue azioni, guidate da un lato da una sensualità quasi primordiale e dall’altro dal rigore di un pensiero puro ma raggelante, incomprensibile ai propri simili, che lo rende straniero nel mondo banale e volgare in cui si trova – per l’assurdità del caso – a vivere.
Unico cedimento, marcato da una barba incolta che appare sul viso di un Meursault carcerato, si ha quando lo va a trovare il cappellano della prigione: una visita non voluta e non gradita, che fa esplodere la reazione del giovane a tutto ciò in cui non crede.
La conclusione del film è riservata al commovente raccoglimento della sorella davanti al tumulo islamico dove è sepolto Fouad, vittima e involontaria “miccia” dell’incendio appiccato dai francesi nell’infuocata terra algerina. Una commozione che si può traslare a tutte le nazioni colpite dal flagello del colonialismo che fa sempre da sfondo nell’opera di Albert Camus.
Un capolavoro imperdibile.
