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Il regista de La marcia dei pinguini, Luc Jacquet, torna al cinema documentaristico-naturalistico, con un’opera più spiccatamente indirizzata al pubblico giovanile, che fa un passo in avanti dal punto di vista narrativo e uno indietro da quello della spettacolarità delle immagini.

Ciò non toglie che anche La volpe e la bambina, girato per gran parte all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, vada visto al cinema, per gustare al meglio i colori e la bellezza della natura. Se nel precedente e fortunato lavoro di Jacquet predominava il bianco, qui è il verde a farla da padrone; se lì erano solo i pinguini gli unici e incontrastati protagonisti, qui la bambina ruba spesso e volentieri la scena alla volpe; se nel primo film la voce narrante era quasi ingombrante ma lasciava anche molto spazio alle immagini, in questo lavoro si alterna alla voce della piccola protagonista, che riempie al meglio le sequenze prive di grossa azione.

Tocca quindi ad Ambra Angiolini sostituire Fiorello nel ruolo di narratore. La storia che racconta è quella di una bambina che vuole assolutamente “far amicizia” con una volpe del bosco vicino al quale vive: la seguirà d’inverno, riuscirà ad avvicinarla in primavera, fino a conquistarne la fiducia in estate. Un po’ Marcia dei pinguini, un po’ Piccolo Principe di Saint-Exupery, il film di Jacquet insegna a non vedere gli animali come peluche o esseri da assoggettare ai propri capricci, ma come creature indipendenti, selvagge, degne di rispetto, la cui fiducia va guadagnata. La bambina lo imparerà a sue spese, in un finale drammatico, ma importante per la sua crescita.

Se tuttavia nella pellicola girata al polo sud Jacquet metteva in mostra la crudeltà della natura, il suo lato spietato, darwiniano e quasi sanguinario, qui mette da parte le riprese in stile National Geographic, per favorire il racconto, l’analisi del personaggio umano. Una scelta che piacerà di più ai piccoli (che molto hanno da imparare da un film del genere, assolutamente consigliabile per loro) e meno agli adulti, che della spettacolarità dello stile del precedente lavoro del regista francese avrebbero saputo godere al meglio. In ogni caso, un piccolo film ben fatto, da premiare con una visione.