
Secondo adattamento cinematografico tratto dalla trilogia di romanzi polizieschi di Stieg Larsson, scrittore e giornalista svedese tragicamente scomparso nel 2004, nonché fondatore dell’ormai nota rivista Expo. La ragazza che giocava con il fuoco può esser considerato come il sequel di Uomini che odiano le donne, un vero e proprio fenomeno d’incassi che ha letteralmente conquistato il pubblico scandinavo nel giro di qualche mese, e verrà presto seguito da La regina dei castelli di carta, la cui uscita è, attualmente, prevista per la primavera del 2010.
L’incredibile velocità con la quale sono stati girati i tre film suggerisce due possibili strategie: l’una, come ha dichiarato lo stesso Michael Nyqvist (il Kalle “Dannato” Blomkvist della situazione, da lui interpretato) durante la presentazione della nuova pellicola, sarebbe quella di attraversare l’intero universo di Larsson in poco più di un anno e mezzo di riprese, così che lo spirito della serie non si disperda nei sin troppo lunghi tempi d’attesa che, solitamente, separano un capitolo dal successivo; l’altra, quella di sfruttare il successo di una prima, fortunata trasposizione dell’omonimo best-seller, forzando la produzione alla medesima maniera in cui accadde per la trilogia di Matrix dei fratelli Wachowski – il primo di una lunga tradizione di sequel e threequel contemporaneamente realizzati.
La ragazza che giocava con il fuoco vede, stavolta, Lisbeth Salander (Noomi Rapace) alle prese con un’intricata cospirazione avvenuta alle sue spalle e, più di ogni altra cosa, durante la sua breve assenza dalla Svezia. Mikael Blomkvist, tornato vittorioso alla guida della rivista Millennium, sta per pubblicare un’importante inchiesta su un vasto traffico di prostituzione che coinvolge i paesi dell’Est. Poco prima di andare in stampa, però, due dei suoi fondamentali collaboratori vengono improvvisamente messi a tacere con un duplice omicidio e, quando anche il tutore legale di Lisbeth verrà ucciso e le impronte digitali di quest’ultima saranno trovate sull’arma da fuoco utilizzata, la giovane hacker sarà presto in cima alla lista dei ricercati della polizia. Ancora una volta in una corsa contro il tempo, ma in questo caso con una reciproca inversione di parti, sarà proprio Blomkvist a tentare il tutto per tutto per ricollegare ogni singolo, sconvolgente pezzo del puzzle e dimostrare, in tal modo, l’eventuale innocenza della ragazza.
In attesa di un finale conclusivo della saga, e di vedere gli effetti di un’annunciata steadicam nel terzo ed ultimo film basato sulla trilogia Millennium, il nuovo regista, Daniel Alfredson, sostituisce sia Niels Arden Oplev che i tempi morti di Uomini che odiano le donne, avvalendosi dell’esperienza di ruolo di attori come Nyqvist e la bravissima Rapace: il primo, che adora Mastroianni e si considera sulla carta (e sullo schermo) l’alter-ego di Stieg Larsson, è anche il solo ad aver realmente conosciuto lo scrittore.
Con una maggiore attenzione verso i tempi ritmici di un thriller tradizionale, i nuovi “regolamenti di conti” di Lisbeth Salander sono in definitiva leggermente superiori ai primi. E, nonostante sia ufficialmente stata tralasciata più di un’ora di materiale extra contenuto nel romanzo, ai dettagli suppliscono, finalmente, le scene dedicate alla redazione dell’immaginaria rivista Millennium, da cui la trilogia prende il nome.
Tuttavia, è piuttosto facile prevedere, come di consueto, quelle che saranno le due reazioni opposte degli spettatori. Perché se i lettori apprezzeranno, in qualità di affezionati “frequentatori” di scenari freddi e tremendamente calmi, educati ad uno stile narrativo dalle frasi brevi e frequentemente interrotte da una punteggiatura propriamente scandinava, gli altri faranno davvero fatica a nutrire interesse per l’intera saga cinematografica, annientati da una fotografia spesso ferma e distaccata, nonché da quell’atmosfera un po’ alla Ispettore Derrick che ne anima l’insieme.
Cos’altro aggiungere, poi, se non che – ironicamente – gli ultimi due capitoli della serie erano originariamente previsti per la televisione, dacché Larsson stesso aveva venduto i diritti dei suoi romanzi ad un’azienda televisiva?