È stato presentato il 21 Ottobre alla Festa del Cinema di Roma 2026, nella sezione Risonanze il suggestivo quanto prezioso documentario Il tempo e l’acqua di Sara Dosa (regista candidata all’Oscar e ai BAFTA per Fire of Love), dal 22 Ottobre al cinema – qui trovate luoghi e date in continuo aggiornamento – grazie ad NFilm.
Prodotto da Shane Boris, Elijah Stevens, Jameka Autry e Sara Dosa, il documentario è tratto dall’omonima opera del poeta e scrittore islandese Andri Snær Magnason – pubblicato in Italia da Iperborea e vincitore delPremio Terzani 2021 – che ne è la voce narrante; l’opera si apre come una “capsula del tempo” destinata alle generazioni che verranno, le quali dovranno coesistere con le poderose mutazioni climatiche che l’Islanda sta vivendo, in particolare la progressiva scomparsa dei ghiacciai.
Il fulcro della narrazione de Il tempo è l’acqua è il ghiacciaio, osservato attraverso una prospettiva intima, quella della famiglia di Snær Magnason; i suoi nonni furono, infatti, i primi ad esplorare i ghiacciai islandesi, trascorrendo parte della loro vita a studiarli e ad osservarli come ricercatori, lasciando immagini e testimonianze che oggi assumono un significato nuovo.
Gli stessi luoghi ripresi decenni fa appaiono, infatti, radicalmente trasformati; le masse di ghiaccio considerate immutabili si sono ridotte, arretrate o sono scomparse. Il confronto tra passato e presente rende così visibile, quasi fisicamente, ciò che è accaduto nell’arco di un tempo per la Terra brevissimo, soli ottant’anni.

La talentuosa regista Sara Dosa parte da questo archivio familiare per raccontare un fenomeno globale attraverso la testimonianza di una famiglia. Il cambiamento climatico non viene quindi affidato soltanto a dati, previsioni o immagini spettacolari ma passa attraverso ricordi, persone, luoghi e generazioni.
Alla scala geologica dei ghiacciai si sovrappone quella della vita umana: bambini che diventano adulti, genitori e nonni, mentre sullo sfondo il paesaggio che li accompagna continua a trasformarsi.
Fotografie, filmati amatoriali casalinghi, materiali d’archivio, miti, canti e racconti popolari compongono così una sorta di capsula del tempo cinematografica che ci trascina all’interno della narrazione attraverso il lentissimo ritmo (tipicamente scandinavo) che sembra sospeso, nel tempo e nello spazio… ma così non è.
Il tempo e l’acqua pone una domanda semplice e radicale: che cosa resterà nella memoria delle generazioni future di questi paesaggi che, per secoli e millenni, abbiamo considerato eterni?
Una delle immagini simbolo di questa trasformazione è quella dell’Okjökull, il primo ghiacciaio islandese ad aver perso ufficialmente lo status di ghiacciaio.
Nel 2019, Magnason scrisse per il luogo in cui sorgeva una “Lettera al futuro”, rivolta idealmente alle generazioni che verranno ed alla loro memoria di un paesaggio che oggi sta scomparendo.
Dopo la prima mondiale al Sundance Film Festival 2026, Time and Water ha intrapreso un lungo percorso nei principali festival internazionali, passando tra gli altri da Thessaloniki International Documentary Festival, CPH, True/False Film Fest, SXSW, San Francisco International Film Festival, Hot Docs, Millennium Docs Against Gravity, Sydney Film Festival, Sheffield DocFest e DC/DOX.
Nel suo percorso internazionale, il film ha ottenuto il WWF Greece Award ed è stato nominato ai Wildscreen Panda Awards 2026, tra i più importanti riconoscimenti internazionali dedicati al natural world storytelling e conosciuti come i Green Oscars.
Il film ha ricevuto quattro nomination: per la fotografia di Pablo Alvarez-Mesa, il montaggio di Erin Casper, Jocelyne Chaput e Mark Harrison, la musica di Dan Deacon e la scrittura di Sara Dosa, Jocelyne Chaput, Erin Casper ed Andri Snær Magnason.
L’opera è raffinata ed intimista ma ciò non le impedisce di colpire dritta nel segno. La storia d’amore dei nonni dell’autore, sbocciata e vissuta per la loro intera esistenza alle pendici del ghiacciaio… vale da sola il prezzo del biglietto.
Una visione rara e preziosa che non dovete perdervi.
