A cena con il dittatore di Manuel Gomez Pereira è giunto nelle sale italiane il 9 Aprile, grazie ad Officine UBU.
Spagna, 1939. Appena due settimane dopo la fine della Guerra Civile, il generale Franco ordina una cena celebrativa presso il lussuoso Hotel Palace di Madrid.
Un giovane tenente, il maître dell’hotel ed un gruppo di prigionieri repubblicani – oppositori del regime franchista ma dotati di grande talento in cucina – sono costretti a preparare il banchetto in tempi record.
Tutto sembra procedere senza intoppi ma i cuochi stanno pianificando non solo il banchetto… bensì anche la propria fuga!
A cena con il dittatore è una splendida commedia nera, meritatamente candidata a ben 8 Premi Goya.
Tra tensione, equivoci e solidarietà, il film mostra come anche nei momenti più bui possano nascere gesti di coraggio, ingegno e speranza.
Ispirato alla pièce teatrale La cena de los generales di José Luis Alonso de Santos, questa produzione riunisce un cast di grandi interpreti del cinema spagnolo contemporaneo: l’affascinante e talentuoso Mario Casas (Premio Goya per Non uccidere) nei panni del protagonista, il giovane ed aitante Tenente Medina.
Senza contare uno straordinario direttore d’albergo, l’eccentrico quanto elegantissimo Genaro (il bravissimo Alberto San Juan, due volte Premio Goya), il carismatico quanto imponente Asier Etxeandia, nei panni del crudelissimo gerarca della dittatura franchista e, dulcis in fundo, la bellissima Nora Hernández, che interpreta la giovane fidanzata dal volto d’angelo e la voce da usignolo.
Questo parterre di altissimo livello, diretto mirabilmente da Gomez Pereira, porta sul grande schermo una vicenda che intreccia satira politica, tragedia storica e humor nero in un racconto corale ambientato nell’arco di una sola giornata, trasformata in una vera e propria “bomba ad orologeria” narrativa.
“Ho voluto realizzare una commedia antibellica, necessaria, capace di muoversi tra dolore e sorriso senza banalizzare la tragedia della Guerra Civile”, afferma il regista.

“Un racconto profondamente umano, ambientato in quel fragile momento in cui la pace è dichiarata ma la paura continua ad aleggiare.
Il copione di La cena de los generales, l’opera teatrale di José Luis Alonso de Santos, è arrivato tra le mie mani per caso. Il caso aveva già fatto incontrare Alonso de Santos, Oristrell e me anni fa, durante le riprese della commedia Bajarse al moro, e il caso ci ha riuniti di nuovo oggi, in questo progetto.
Per A cena con il dittatore mi sono ispirato al cinema americano di Lubitsch, Billy Wilder, Woody Allen, ma anche al cinema italiano, con le pungenti commedie di Fellini, Dino Risi, Alberto Sordi, Vittorio Gassman.
Più vicino a noi, richiama anche Jojo Rabbit, quella brillante satira sul nazismo che mescola realtà e farsa, e – perché no? – Bastardi senza gloria, con il suo particolare intreccio di violenza e umorismo nero.

La storia nasce da un presupposto straordinario: un banchetto organizzato nientemeno che per il generale Franco all’Hotel Palace di Madrid!
Come cupo epilogo di una devastante Guerra Civile Spagnola, il racconto attraversa la tragedia e la commedia, rivelando tutto il pathos di quel momento: l’immediato dopoguerra, la prigionia, la repressione, la paura, la morte, l’odio, la fame e il fallimento collettivo.
Non desidero trasformare quest’opera in una commedia che banalizzi l’asprezza di quel conflitto. Ho voluto portarla su un piano profondamente umano – il più importante di tutti – con tutte le sue luci e ombre, il suo dolore e il suo sorriso.
Tutti questi elementi mi hanno fatto capire, dopo aver letto il testo teatrale, che A cena con il dittatore doveva essere il mio prossimo film: una commedia antibellica, una commedia necessaria.”.
