Da sempre abituati a fare le prime donne, gli attori di Hollywood non riescono a mettersi d’accordo nemmeno quando in ballo c’è uno sciopero di categoria. A battibeccare sono Tom Hanks e Jack Nicholson: il secondo accusa il primo di aver ritenuto soddisfacente anche per gli attori di cinema il contratto firmato dagli attori radiofonici e televisivi. Hanks, Alec Baldwin e altri hanno reputato l’accordo equo anche per la loro categoria, mentre Nicholson, Viggo Mortensen e altri divi hanno risposto a tono sui siti internet.

Più pragmatico di tutti, George Clooney che, senza appoggiare l’una o l’altra parte, ha usato tutto il suo grande peso politico per far ragionare le due parti, in nome dell’interesse comune: “Tutto ciò rafforza il potere negoziale degli studi cinematografici” – ha detto l’attrore, sottolineando come gli interpreti di maggiori calibro, quelli “cui le case cinematografiche non possono dire di no”, dovrebbero restare su una linea comune. E ha aggiunto che l’accordo salariale andrebbe rinegoziato ogni uno o due anni, per alzare gli sipendi degli attori di minor calibro.

Una cosa è certa: dopo lo sciopero degli sceneggiatori, che ha letteralmente paralizzato il mondo dello spettacolo a stelle e strisce, Hollywood non può proprio permettersi uno sciopero dei suoi pezzi da novanta. Sarà con questa consapevolezza che la SAG (la Screen Acotrs Guild, il sindacato degli attori) ha proclmato ieri, per bocca del suo presidente: “Lo sciopero degli attori non si farà”. Scopo del sindacato è continuare a trattare con l’American Federation of TV and Radio Artists (Aftra) sui diritti delle clip su Internet e sui dvd.

Peccato che a nulla sia valso tutto ciò. Sempre ieri sono stati proprio gli Studios a dichiarare che “Hollywood è in uno sciopero di fatto, con la produzione di film virtualmente ferma e la produzione televisiva seriamente minacciata”. A nulla pare sia servito presentare alla SAG l’offerta finale degli Studios, quattro ore prima della scadenza del contratto, dopo 42 giorni di negoziato.